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CRUNA | NOTIZIE | Il lato oscuro dell’agricoltura biologica

Il lato oscuro dell’agricoltura biologica

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organic farmingL’"organic farming” (l’agricoltura biologica) è vista dal consumatore come simbolo di sicurezza e trasparenza, un barlume di speranza verde in un mondo fuligginoso e grigio. Purtroppo la cattiva informazione è più dannosa dei pesticidi. Per “biologico” s’intende un prodotto agricolo ottenuto tramite metodi e mezzi naturali. Il biologico si contrappone al “convenzionale”, ossia l’utilizzo di metodiche industriali e di prodotti sintetici.
I pilastri fondamentali della coltivazione biologica sono:

  • l’uso di fertilizzanti organici (escrementi, resti animali o vegetali);
  • l’uso di pesticidi biorazionali;
  • Il divieto di erbicidi;

I fertilizzanti sono sostanze che hanno il compito di conferire alle piante le sostanze nutritive per la crescita, arricchendo il terreno. Le sostanze principali sono azoto, fosforo, potassio e zolfo. Questi elementi vengono assunti dalle piante solamente in forma di sale inorganico solubile, tramite un processo detto di mineralizzazione. I fertilizzanti organici contengono queste sostanze sotto forma di composti organici, quindi per poter esser utilizzati dalle piante devono esser “processati”. Questa processazione avviene grazie ai batteri presenti nel terreno, che liberano gradualmente i sali. Nell’agricoltura convenzionale, questi elementi sono già sottoforma di sali inorganici solubili, di conseguenza le piante hanno subito e in abbondanza le sostanze di cui hanno bisogno (il che è molto importante nelle fasi di crescita rapida). Per organic farmingpesticidi biorazionali (invenzione degli agricoltori biologici) s’intendono quelle sostanze di origine naturale con attività insetticida. Possiamo distinguere quelli di origine minerale (rame e zolfo) e quelli di origine vegetale. Questi ultimi hanno una tossicità pari (a volte superiore) a quelli sintetici. Un esempio è la “ryania”, ottenuta da una pianta tropicale. Gli erbicidi (quelli sintetici) sono assolutamente banditi dall’organic farming. Vengono utilizzate invece tecniche e sostanze (come l’acido acetico), spesso inefficaci.

Riassumendo, i vegetali non distinguono tra concime sintetico e biologico, perché chi in un modo chi in un altro arrivano comunque allo stesso risultato: sale inorganico solubile. L’unica differenza sta nell’origine. In più l’utilizzo di concimi organici aumenta notevolmente il rischio di contaminazioni batteriche. I batteri intestinali dell’animale, infatti, passano inevitabilmente nel letame, il quale viene poi utilizzato nella concimazione. Nonostante la fase di compostaggio diminuisca il numero dei batteri, possono esserci organismi resistenti in grado d’infettare i vegetali e successivamente di infettare il consumatore. Si ricordi, nel 2006, l’epidemia negli Stati Uniti (2006) di Escherichia Coli dovuta ad una coltivazione di spinaci “biologici” venduti come “convenzionali”. In quest’occasione il lavaggio dell’ortaggio era inutile, perché l’infezione era sistemica, cioè diffusa nei tessuti dei vegetali.

Altra considerazione da fare è l’impraticabilità della coltivazione biologica su scala mondiale (sostituendo del tutto i metodi convenzionali). Infatti non solo l’uso di concimi organici aumenterebbe l’emissioni di CO2 (dovute all’aumento dell’attività dei “metanobatteri”), ma porterebbe all’incremento del numero di animali (produttori del concime) e di conseguenza la superficie ed il cibo necessari per nutrirli ed allevarli. È inoltre falso credere che i prodotti biologici non siano stati trattati con sostanze insetticide tossiche per l’uomo. Sebbene l’origine dei prodotti cambia dal convenzionale al biologico, la tossicità spesso rimane la stessa, mentre l’efficacia diminuisce. Si devono comunque dare dei meriti all’agricoltura biologica. È infatti basata su dei principi sacri, ossia quelli della cura dell’ambiente. Purtroppo, però, cade spesso sotto la luce dello “status simbol” (il biologico costa di più rispetto al convenzionale a causa delle rese inferiori e quindi si presta principalmente ai clienti ricchi) e dell’ideologia cieca (fanatismo ambientale). Sarebbe invece opportuno far convergere i punti focali delle due scuole di pensiero (convenzionale e biologico) e aprendosi soprattutto alle Biotecnologie, che potrebbero abbattere i costi, innalzare le rese e diminuire l’uso di sostanze tossiche. È infatti inaccettabile che i fautori del biologico non considerino il valore delle piante migliorate geneticamente (in modo selettivo e sicuro) mentre accettano la mutagenesi grossolana ed inefficiente indotta da radiazioni e sostanze chimiche, utilizzata per ottenere nuove specie che vengono successivamente coltivate “biologicamente”.
fonte: Econote

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