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CRUNA | NOTIZIE | Gli pneumatici usati sono diventati un business d’oro per la criminalità

Gli pneumatici usati sono diventati un business d’oro per la criminalità

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pneumatici

È un oggetto a cui prestiamo poca attenzione. In fondo siamo contenti che qualcuno ci risolva il problema e spesso preferiamo non fare troppe domande, magari preoccupati dalla possibilità che il costo del servizio di liberazione dall’ingombro possa aumentare. È così che in Italia ogni anno si perdono le tracce di 80 — 90 mila tonnellate di pneumatici, circa un quarto di quelli immessi sul mercato nello stesso periodo. Una bella quantità. Dove finisce?

Se lo sono chiesto Legambiente ed Ecopneus, la società consortile costituita dai sei principali produttori di pneumatici operanti in Italia. E per rispondere hanno fatto uno studio che si è concluso con l’elaborazione di un rapporto reso noto alla vigilia della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che dà il via alla raccolta degli pneumatici fuori uso (in sigla Pfu) su tutto il territorio nazionale.Partiamo da ciò che viene smaltito regolarmente. Una buona metà degli pneumatici usati finisce in un forno e viene utilizzata come fonte energetica. Più di un quinto viene recuperato come materia prima seconda per usi urbani e industriali (da questo punto di vista non siamo messi bene: l’Europa viaggia a una velocità doppia).
All’appello manca circa il 25 per cento delle gomme: è la quota persa sulla via oscura dei traffici illeciti. Sono 80 — 90 mila tonnellate di pneumatici all’anno. Che fine fanno? Grazie alla ricerca di Legambiente ed Ecopneus è stato possibile sintetizzare i dati arrivando a una valutazione complessiva. Dal 2005 a oggi sono state individuate 1.049 discariche illegali in tutta Italia, per un’estensione complessiva che supera ampiamente i 6 milioni di metri quadrati, l’equivalente di 800 campi di calcio. Si va dalle discariche di ridotte dimensioni, frutto della smania di risparmiare qualche spicciolo da parte di piccoli operatori (gommisti, officine, trasportatori, intermediari), a quelle più grandi, dove appare evidente la presenza di attività organizzate per il traffico illecito.
Dunque una rete estesa che comprende piccoli abusi quotidiani e operazioni più vaste da parte della criminalità organizzata. Per misurare l’ampiezza di questa presenza indesiderata basta dare un’occhiata alla mappa delle aree coinvolte. All’estero sono stati coinvolti — o come punto di passaggio di rifiuti illegalmente esportati o come meta finale dello smaltimento illecito — otto Stati: Cina, Hong Kong, Malaysia, Russia, India, Egitto, Nigeria e Senegal.
In Italia i traffici illeciti riguardano 16 regioni italiane, ma nelle quattro regioni in cui la presenza mafiosa è più radicata (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia) troviamo il picco dei cimiteri clandestini in cui vengono abbandonate le vecchie gomme: qui si concentra più del 63 per cento dei depositi abusivi, per una superficie complessiva pari al 70,4 per cento di quella sequestrata in tutta Italia dalle forze dell’ordine.
La prima regione per numero di discariche sequestrate contenenti pneumatici fuori uso — nota il rapporto — è la Puglia, con 230 siti, quasi il 22 per cento del totale nazionale. Un primato riconducibile sia a una diffusa illegalità nel settore — dovuta anche alla non piena efficienza dell’intera filiera di raccolta e recupero di Pfu — sia all’intensa ed efficace attività d’indagine svolta dalle forze dell’ordine (coordinate dal 2007 in una taskforce ambientale sostenuta dall’amministrazione regionale), che ha portato a numerosi sequestri e denunce.
Al secondo posto della classifica si colloca la Calabria (159 siti illegali), seguita dalla Sicilia (141 discariche), e dalla Campania (131). Tra le regioni del centro, il Lazio è la più colpita con 77 siti illegali, per un’estensione che supera i 75 mila metri quadrati. Al primo posto tra le regioni del Nord figura il Piemonte, con 37 discariche sequestrate, per un’estensione pari a 177.950 metri quadrati.
E’ un’attività sistematica che ha finito per attirare l’attenzione della magistratura. Più di un’inchiesta su dieci tra quelle condotte sui rifiuti dal 2002 a oggi ha riguardato il traffico di pneumatici usati: 19 indagini svolte da 14 procure sui traffici illeciti di rifiuti hanno puntato i riflettori sugli pneumatici (si contano 58 ordinanze di custodia cautelare, 413 persone denunciate, 122 aziende coinvolte).
E il motivo è presto detto. Eliminare i vecchi pneumatici è diventato un problema crescente da quando l’Unione europea ne ha vietato lo smaltimento in discarica (non si possono più buttare in discarica interi dal 2003 e frantumati dal 2006). La normativa europea è stata recepita in Italia dal 2010 producendo un’ulteriore spinta verso lo smaltimento abusivo che finora è stato reso più facile dalla mancanza di un sistema integrato di gestione a livello nazionale che ha creato problemi a pioggia: mancato controllo sui flussi globali; insufficiente utilizzo degli pneumatici usati; assenza di ottimizzazione tra le varie componenti del sistema (raccolta, trasporto, recupero e impiego).
«Il traffico illecito di pneumatici fuori uso rappresenta un settore consistente all’interno delle attività illegali legate al ciclo dei rifiuti», spiega Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio nazionale ambiente e legalità di Legambiente. «Ed è importante sottolineare il danno che questo intervento della criminalità organizzata produce ai danni sia dello Stato che degli operatori privati che lavorano in modo corretto: per questo è fondamentale che lo stesso mondo delle imprese assuma questa questione come prioritaria in modo da riuscire a contrastare con sempre maggiore efficacia il consistente mercato nero che dall’Italia si dirama verso l’estero».
Si tratta di un danno economico che può essere misurato e che è molto consistente: l’impatto prodotto da «copertone selvaggio» va dal mancato pagamento dell’Iva per le attività di smaltimento, alla vendita illegale di pneumatici, dalle perdite causate alle imprese di trattamento fino agli oneri per la bonifica dei siti illegali di smaltimento. La perdita economica per lo Stato può essere quantificata in 143 milioni di euro l’anno; i mancati ricavi degli impianti di trattamento, costretti a lavorare a regimi ridotti a causa della fuoriuscita degli Pfu dal ciclo legale, possono essere quantificati in almeno 150 milioni di euro l’anno; i costi di bonifica delle discariche abusive sequestrate nel periodo 2005settembre 2010 possono essere stimati in almeno 400 milioni di euro. In totale il danno economico accumulato tra il 2005 e il settembre 2010 supera i 2 miliardi di euro.

da Repubblica Affari & Finanza del 15/11/2010

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meno rifiuti più benesere
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