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CRUNA | NOTIZIE | Terra dei Fuochi? No, Campania Felix

Terra dei Fuochi? No, Campania Felix

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Povera questa nostra terra violentata e deturpata da incuria e indifferenza, devastata nelle sue viscere da rifiuti di ogni genere e provenienza che ne hanno minato la sua enorme fertilità e abbondanza. Discariche, cumuli di immondizia, rifiuti speciali, tossici e pericolosi, incendi continui di materiale nocivo, diossina, ecc.; insomma tutto il campionario possibile di veleni e sostanze immonde. Un disastro enorme che il grosso della popolazione ha faticato a percepire come tale e solo negli ultimi tempi ha compreso nella sua assurda gravità. Non si contano più i comitati e le associazioni che lottano per queste problematiche: gli incontri, i dibattiti e le manifestazioni sono all’ordine del giorno e l’attenzione mediatica è diventata morbosa e pressante. Ormai la Campania è infilata in una tale centrifuga di proteste e informazioni sui rifiuti e roghi tossici, che qualche volta, però, queste non sono né lucide né precise, anzi spesso alimentano ancora di più dubbi e paure.

L’impressione è che si stia sparando nel mucchio mischiando tutto. Il grande problema ambientale che stanno conoscendo parte della provincia di Caserta e parte di quella di Napoli è variegato e complesso e l’informazione dovrebbe affrontarlo con maggiore accortezza. I media, per carità, fanno bene a martellare su questi argomenti, ma non sempre sono precisi nel circoscrivere i luoghi e nell’individuare i responsabili e spesso generalizzano il problema spalmandolo su tutto il territorio campano. Come capita che non specifichino dettagliatamente tipologia e provenienza dei rifiuti di cui si stanno occupando in un determinato momento. Ad esempio, se è vero che il nostro territorio, ormai è certo, è stato oggetto di sversamenti illeciti di rifiuti tossici e pericolosi da parte di aziende senza scrupoli, anche extra regionali, conniventi con la nostra malavita locale, è anche vero che buona parte di quelli che appestano le nostre campagne e le nostre periferie sono rifiuti solidi urbani e speciali di “produzione locale”, assolutamente diversi dai primi e che sono riconducibili più a cittadini indisciplinati e ad amministratori locali incapaci che alla delinquenza.

Questo è un aspetto che poco viene posto in evidenza e andrebbe maggiormente sottolineato, perché in questa brutta storia non c’è solo la camorra, i politici corrotti e gli industriali senza scrupoli, ma ci siamo anche noi cittadini con il nostro bel fardello di responsabilità. Una buona informazione deve fare questo, mettere a nudo ogni aspetto e non inseguire i titoli a sensazione. La superficialità su questi temi può tradursi in terrorismo mediatico e affossare l’economia e l’immagine anche di quella grossa fetta di regione che non è toccata da questi eventi, ed è un gioiello in termini di storia, cultura e bellezze naturali. Anche le più che legittime manifestazioni di protesta devono porre l’accento sulle responsabilità condivise, quelle sullo stile catastrofista fondate sul vittimismo, che addossano la colpa solo alla camorra e ai politici, considerando i cittadini vittime inconsapevoli e che lanciano solo messaggi di sventura, hanno più l’effetto di spegnere le speranze che alimentare reazioni costruttive.

E’ tempo di cominciare a parlare di soluzioni; sui rischi a cui siamo sottoposti e sulle malattie tremende che infestano i nostri territori sappiamo quasi tutto. Ora, per favore, vediamo di cominciare a capire come uscire da questo pantano, altrimenti rischiamo che l’ondata di indignazione pian piano vada spegnendosi, sovrastata dal solito sentimento di rassegnazione che certe cose dalle nostre parti non cambieranno mai. Cominciamo, quindi,  a farci carico ognuno della propria fetta di responsabilità, perché nessuno di noi è esente da colpe: troppe volte ci siamo disinteressati di questi problemi, troppe volte abbiamo votato e rivotato politici che non meritavano la nostra fiducia e che hanno ignorato questa tragedia, troppe volte ci siano girati dall’altra parte quando ci mettevano i rifiuti sotto il naso e troppe volte abbiamo tardato a imparare a trattare correttamente i rifiuti e a pretendere che lo si facesse.

Forse, però, i tempi per un riscatto sono maturi ed è ora di rimboccarsi le maniche e non attendere che qualcuno dall’alto, da solo, risolva il problema. E’ vero, c’è un enorme lavoro di mappatura e di bonifica di cui si dovranno fare carico le istituzioni ad ogni livello, ma c’è anche un grande lavoro che dovremo fare noi cittadini per indirizzarci ad un percorso nuovo sulla gestione delle cose che riguardano l’ambiente. La differenziata, la riduzione dei rifiuti, la cura e la vigilanza del territorio, per esempio, non possono essere più concetti ai margini delle agende politiche dei nostri amministratori locali, e poco e male praticate dalla maggior parte dei cittadini. Protestare e pretendere le bonifiche quando poi nel quotidiano non siamo fulgidi esempi di buone pratiche ambientali è un paradosso inaccettabile. La pressione sui livelli amministrativi più alti non va attenuata, ma è ora che comuni e cittadini si diano da fare in modo da creare tutte le condizioni affinché almeno i nostri rifiuti vengano smaltiti correttamente.

Le amministrazioni, quindi, dovranno creare tutte le condizioni logistiche, regolamentari e di sicurezza sul territorio, mentre noi utenti dovremo attenerci scrupolosamente ai processi per la gestione corretta dei rifiuti, cercando di essere propositivi e collaborativi nel controllo ed esigenti con chi fornisce il servizio (visto quello che ci costa!!!). Le isole ecologiche, la differenziata spinta, la riduzione dei rifiuti, il metodo puntuale, le energie rinnovabili, le case dell’acqua, la cura del verde pubblico, il risparmio energetico, la sorveglianza del territorio, ecc. devono diventare pratiche normali e fondamentali dell’azione amministrativa e non exploit sporadici di qualche sindaco illuminato. Il nostro territorio ha pagato un prezzo altissimo in termini ambientali e ha bisogno di essere risarcito. Se vogliamo uscirne dobbiamo recuperare quel legame di rispetto che è dovuto alla nostra terra ed è necessario  che in questo pezzo martoriato di Campania vengano attuati i migliori e innovativi processi di bonifica e di tutela ambientale. Venga trasformato in un grande laboratorio di buone pratiche verdi e non in un grande bruciatore di immondizia come pare la politica provinciale e regionale voglia fare. Spegniamola questa  maledetta Terra dei Fuochi e riprendiamoci la nostra cara Campania Felix.
Michele Lasco

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