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CRUNA | NOTIZIE | Vittoria, il film del cineclub che non vuole morire

Vittoria, il film del cineclub che non vuole morire

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cineclub vittoria casagiove CASAGIOVE. Per più di trent'anni, ha resistito all'accatto dei multiplex. Per più di trent'anni, ha nutrito generazioni di cinefili duri e puri intolleranti ai cinepanettoni e al pop corn. Per più di trent'anni, ha incarnato il paradigma della sala a Caserta, restituendo un'immagine del cinema come arte popolare capace di riempire non solo i posti in platea e in galleria, ma la vita delle persone. All’alba della nuova stagione, il fortino dei fratelli Mastroianni, il cineclub «Vittoria» di Casagiove, rischia, tuttavia, di essere espugnato. Per sempre. A far tremare le sue mura non è la disaffezione del pubblico, anzi, ma i problemi economici della famiglia, sorti in seguito a investimenti sbagliati in altre strutture. L'edificio di viale Trieste è all'asta e potrebbe finire nelle mani di costruttori poco sensibili al meraviglioso mondo della celluloide e spacchettato in tanti alloggi di edilizia residenziale. Pietro e Italo hanno invocato l'aiuto del sindaco Elpidio Russo: chiedono al consiglio comunale di riconoscere il valore della sala e della sua attività sul territorio e, magari, di incoraggiare una cordata di imprenditori a sostenere il sogno di Annibale, loro padre, compianto patron del «Vittoria», visionario «esercente» del cinema, con alle spalle una storia che sembra uscita dalla penna di Giuseppe Tornatore o di Ettore Scola. A lui, che partì come assistente proiezionista, e a un gruppo di giovani appassionati che fondò il cineclub, si deve, nel 1981, la virata verso il cinema «d’essai». Erano gli anni in cui bisognava farsi un po' di traffico prima di raggiungere la sala e sperare di trovare parcheggio. Erano gli anni in cui ci si sedeva su scomodissime sedie di legno che scricchiolavano suscitando l'imbarazzo nei ritardatari; gli anni in cui i film si potevano rivedere con lo stesso biglietto. Da allora, il «Vittoria» ha vissuto come in una sorte di crescente epopea socioculturale, una nuova vita collettiva, ricca di eventi e di incontri, acquisendo notorietà e superando i confini della provincia. Prima gli studenti e gli intellettuali, poi la gente comune, hanno potuto assistere alle proiezioni dei più grandi cineasti del mondo. Al cineclub va anche dato il merito di aver stimolato e coltivato in molti ragazzi la voglia di lavorare per la settima arte. Direttore di festival come Remigio Truocchio, attori come Toni Servillo, Tony Laudadio, Enrico Ianniello, Roberto De Francesco, scrittori come Antonio Pascale, Francesco Piccolo, finanche le nuove leve casertane della regia come Simone Di Carlo, Edo De Angelis e Angelo Cretella non possono che riconoscere al «Vittoria» l'essere stato un luogo di educazione e di formazione. I figli di Annibale, che quest'anno con troppa leggerezza hanno chiuso l'esperienza della «Cineclub Vittoria Filmhouse», forse hanno ragione: il «Vittoria» è qualcosa di più di un cinema di periferia. È come un bel film, vorresti non finisse mai!
Claudio Lombardi, Il Mattino (ed. Caserta), 15 ottobre 2013, pagg. 29 e 39

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