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CRUNA | NOTIZIE | Il dramma di Portico: La morte di Egidio: verità in due lettere

Il dramma di Portico: La morte di Egidio: verità in due lettere

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una delle lettere di egidioPORTICO. Ha preferito scomparire, piuttosto che chiedere aiuto alla famiglia. A spingere Egidio Della Fortuna (un cognome che ora risuona come una beffa del destino) al suicidio sarebbe stato un eccesso di dignità e di orgoglio. Il 61enne, che nella vita faceva il falegname, si è impiccato, nel tardo pomeriggio del 10 luglio, a una trave di una rimessa di attrezzi agricoli, in casa, in via Ponteselice, a Portico. L'impossibilità di immaginare un futuro sereno per sé, per la moglie Maddalena, e per il suo ultimo figlio, Giuseppe, di appena 17 anni, era diventata un tarlo insopportabile per l'artigiano, che da oltre cinque anni non riceveva una commessa. È sempre difficile imputare un suicidio a ragioni economiche; tuttavia, a suffragare la tesi che a indurre «mast'Egidio», così lo chiamavano in paese, a compiere quel gesto siano state la mancanza di lavoro e l'assenza di sostegni sociali da parte delle istituzioni, senza i quali in soggetti fragili subentra lo sconforto e la disperazione, ci sono due lettere autografe, scritte dall'uomo poche ore prima di morire. In una, rivolta ai familiari, egli si dispiace per quello che ha fatto, «ma lo Stato mi ha ucciso / perché senza lavoro non si può vivere / perciò vi chiedo scusa / vi voglio tutti bene / addio a tutti / adesso mi vado a riposare per sempre». Nella seconda, diretta ai figli e alla moglie, il falegname insiste: «Non ce la faccio più / senza lavoro non si può stare / si perde anche la dignità». Poi, lancia un avvertimento, sul quale si sta soffermando l'attenzione dei carabinieri della stazione di Macerata, titolari delle indagini: «Non date credito a quelli che dicono di essere vostri amici / perché quando servono vi voltano le spalle». La famiglia nega che l'artigiano avesse contratto debiti o che per farvi fronte si fosse rivolto a usurai e, al momento, non si sono riscontri investigativi in tal senso. Infine: «(...) Sono sicuro che senza di me vi riprendere / (...) / vi chiedo scusa per la calligrafia / ma sto tremando / addio papà». Della Fortuna ha lasciato quattro figli, Antonio, Rosa, Antimo e Giuseppe. Nemmeno l'imminente nascita di un nipote, che, tra l'atro, porterà il suo nome, l'ha fatto desistere. Il 61enne era convinto che quella del suicidio fosse l'unica strada percorribile e ha organizzato tutto con lucida premeditazione e nei minimi dettagli, non destando nessun sospetto. Un paio di giorni prima, aveva persino sistemato la corda nel garage. A ritrovare il cadavere è stata la moglie, insospettita dall'assenza prolungata del marito, e Giuseppe, insieme ad altri, l'ha tirato giù. Lanciato l'allarme, in via Ponteselice è accorsa un'autoambulanza del servizio 118, ma i medici non hanno potuto far altro che costarne il decesso. «Se solo avessimo saputo, se solo ci avesse coinvolti», commenta, rammaricata, Maria Belfiore, dirigente scolastico dell'istituto comprensivo «Giacomo Gaglione» di Capodrise e cugina di Della Fortuna. «Siamo una famiglia numerosa, unita, avremmo potuto dargli una mano. Egidio, però, aveva un grande senso del pudore ed era pieno di amor proprio. Abbiamo scelto di diffondere le lettere, perché certe ricostruzioni dell'accaduto rischiavano di danneggiare la sua reputazione di uomo, padre e lavoratore. Adesso, le nostre preoccupazioni sono per Giuseppe, che non fa altro che piangere. Spero riesca a trovare presto un lavoro; spero che qualche imprenditore della zona comprenda il suo disagio - rivela Belfiore - e gli dia una possibilità».
Claudio Lombardi, Il Mattino (ed. Caserta), 16 luglio 2013, pag. 34

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