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CRUNA | NOTIZIE | Capodrise, L'ira del papà di Francesco: «Voglio rispetto»

Capodrise, L'ira del papà di Francesco: «Voglio rispetto»

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francesco con il papà pasquale CAPODRISE. «Sono ancora in piedi». Sa che la sua vita è cambiata per sempre, sa che l'angoscia che ha dentro non lo abbandonerà mai, sa che gli ultimi respiri del figlio in ospedale tormenteranno le sue notti. Sa anche, però, di avere una moglie da sostenere, Antonietta, due figlie da accudire, Luisa e Marina, e una crociata da combattere. Pasquale De Crescenzo (nella foto), il papà di Francesco, il bimbo di 8 anni di Capodrise ucciso dal cancro, è dilaniato dal dolore. Ma non si rassegna. «Ho una rabbia in corpo - rivela - che, se vedessi qualcuno sversare dei rifiuti nelle campagne, potrei farmi giustizia da solo. Però, finirei in galera per colpa di un criminale, e non sarebbe giusto. Ora, il mio compito è badare alla mia famiglia e impegnarmi affinché altri non soffrano come sto soffrendo io. Per noi e per i nostri figli, forse, è già tardi, siamo già contaminati, ma se ci uniamo, cominciamo a urlare e pretendiamo che la nostra terra venga bonificata, avremmo fatto qualcosa di buono almeno per le generazioni future». Pasquale, che lavora alla «Az Surgelati» di Marcianise, è un attivista dell'associazione «Carmine Gallo» di Napoli, una onlus fatta di genitori e di medici volontari che supportano altri genitori di bambini affetti da malattie oncologiche. «C'è tanto da fare - ammette -. Loro mi sono stati vicini ed io non dimentico». La vicenda di Francesco ha conquistato la ribalta della cronaca, dopo le infelici affermazioni del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che nella visita a Napoli, qualche giorno fa, è incappata nell'errore che commise il predecessore, Renato Balduzzi: disconoscere una correlazione tra i tumori e l'inquinamento e imputarli agli «stili di vita». «Me lo venga a dire guardandomi negli occhi, il ministro - tuona Pasquale -, se ha il coraggio, che la devastazione dell'ambiente in cui viviamo, la cosiddetta Terra dei fuochi, non c'entra con la morte di mio figlio. Francesco non fumava, non beveva, non era obeso. E come stile di vita aveva l'allegria». De Crescenzo non augura nulla a nessuno, ci mancherebbe, ma pretende rispetto per sé, per la sua famiglia e per i tanti bambini che affollano le corsie degli ospedali. «Negare il nesso di causa ed effetto - argomenta - tra le neoplasie e l'avvelenamento dei suoli, delle acque e dell'area dovrebbe essere un reato in Italia». Chi, invece, invoca le scuse e le dimissioni della Lorenzin è don Maurizio Patriciello, che, con un post su Facebook, ha fatto conoscere a tutti la storia di Francesco, morto al «Pausilipon» domenica mattina, senza mai arrendersi. «Apprezzo quello che fa - dice Pasquale - e lo ringrazio di cuore. Se ce ne fossero di più di preti e di persone così, qualcosa cambierebbe». E qualcosa, grazie anche all’ostinazione del parroco di Caivano, pare stia cambiando: il ministro della Salute ha disposto «ulteriori indagini epidemiologiche sulle aree con forti sospetti di danno da inquinanti, con riferimento anche alle esposizioni ambientali connesse ai rifiuti». Un provvedimento salutato con favore da Andrea Orlando, ministro dell'Ambiente, che lo ha definito «un atto tempestivo e coraggioso, con cui si dà risposta a una popolazione duramente colpita e che conferma l'attenzione del Governo alla lotta contro l'illegalità». Tiepida è, invece, la reazione di don Maurizio: «Nuovi studi? Altre commissioni di esperti?», si chiede. «Apprezzo il passo indietro, ma così si rischia di perdere altro tempo prezioso. Se ha dubbi, la Lorenzin mi venga a trovare in parrocchia: la condurrò io stesso nei luoghi in cui il territorio sta morendo sotto il peso delle ecomafie». Un invito al ministro a verificare di persona arriva anche dal sindaco di Marcianise, Antonio De Angelis, che ieri pomeriggio le ha inviato una lettera: «Nella mia città - scrive - come in altre zone della Regione, c’è un’emergenza a cui bisogna dare risposte immediate, prima che altre persone, colpevoli solo di abitare nel posto sbagliato, ne diventino vittime. Non intendo, certo, mettere in dubbio l’esito degli studi scientifici in suo possesso, ma venga a Marcianise: potrà vedere con i suoi occhi quale sia la condizione in cui versano le campagne e accorgersi che discariche a cielo aperto giacciono su terreni una volta produttori di abbondanti raccolti».
Claudio Lombardi, Il Mattino (ed. Caserta), 3 luglio 2013, pag. 32

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