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CRUNA | NOTIZIE | Don Patriciello: «Roghi killer, il ministro ora si scusi per Francesco»

Don Patriciello: «Roghi killer, il ministro ora si scusi per Francesco»

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francesco de crescenzo CAPODRISE. «Cento telefonate di giornalisti, quella che attendevo, però, non è ancora arrivata». A parlare è Maurizio Patriciello, il parroco della «Terra dei Fuochi», da lui ribattezzata «Terra dei fumi». L'area tra Napoli e Caserta dove il fuoco è troppo spesso quello che brucia i rifiuti speciali, che diffonde il cancro, che uccide i bambini. La telefonata che don Maurizio aspetta da due giorni è quella del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che nella visita a Napoli, il 28 giugno, è incappata nell'errore che commise il suo predecessore, Renato Balduzzi: disconoscere una correlazione diretta tra i tumori e l'inquinamento e imputarli agli «stili di vita». «Non ne chiedo le dimissioni - dice il prete -, ma pretendo le scuse». Patriciello, in un post su Facebook, ha riportato alla ribalta della cronaca la storia di Francesco De Crescenzo, appena 8 anni, di Capodrise, stroncato, domenica mattina, da un cancro con il quale combatteva da due anni. La sua morte sembra un tremendo «scherzo» del destino, che rende le parole della Lorenzin, se possibile, più stonate. Francesco non fumava, non beveva, non era obeso. «Come si fa - rincara don Maurizio - ad affermare che in Campania si muore di cancro per gli stili di vita? È impossibile mangiare sano, se i terreni sono avvelenati. Respirare aria pulita, se mille roghi tossici infettano l’aria. Bere acqua pura, se le falde sono già inquinate. Ieri pomeriggio, la comunità di Capodrise si è riunita per l'ultimo saluto. I funerali si sono svolti, alle 16, nella chiesa Sant’Andrea Apostolo, in via Rao. La bara bianca è arrivata dall'ospedale «Pausilipon» di Napoli, dove il piccolo ha lottato fino alla fine, senza mai arrendersi. La chiesa si è riempita all’inverosimile. E all’esterno, sulle scale del sagrato e lungo la strada, le persone erano anche di più. All'uscita, un lungo applauso, tra i volti rigati dalle lacrime. Poi, il corteo a piedi fino al cimitero. La madre, Antonella, casalinga, ha fatto distribuire dei confetti bianchi, perché Francesco non aveva ancora il sacramento della comunione e sul parcheggio del camposanto ha voluto che fossero esplosi dei fuochi d’artificio. Il bambino lascia pure due sorelle maggiori, L. e M., e un padre, Pasquale, che lavora all'«AZ Surgelati» di Marcianise. Attraverso il racconto del sindaco di Capodrise, Angelo Crescente, che ieri, nel primo pomeriggio, ha fatto visita alla famiglia, in via Arciprete Acconcia, è possibile ricostruire i sentimenti di Pasquale. «Mi sono limitato ad ascoltare - rivela il primo cittadino -: ho colto tanta rabbia in lui, ma non rassegnazione. Intende farsi paladino di vicende simili a quelle che hanno coinvolto suo figlio, affinché il sacrificio non sia vano». Francesco, a settembre, avrebbe frequentato la terza classe della «Elpidio Ienco», scuola primaria dell'istituto comprensivo «Giacomo Gaglione». «Sono affranta come madre e come educatrice», dichiara la preside Maria Belfiore. Per lui la scuola aveva attivato l’insegnamento domiciliare e gli insegnanti l’hanno seguito fino in ospedale. Ai funerali i compagni di classe, tutti presenti, hanno indossato una maglietta bianca e hanno lanciato dei palloncini. «Non ho potuto partecipare - afferma don Maurizio -, ma sarà presente nelle mie preghiere. Se Francesco e tantissimi altri sono morti per lo scempio che si è fatto delle nostre terre, lo Stato - conclude - deve ammetterlo. Senza tentennamenti, senza ipocrisie».
Claudio Lombardi, Il Mattino (ed. Caserta), 2 luglio 2013, pagg. 31 e 32

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