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CRUNA | NOTIZIE | Casagiove: "Viva la libertà", Servillo al Cineclub

Casagiove: "Viva la libertà", Servillo al Cineclub

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toni servillo in vivi la libertàCASAGIOVE. Nei giorni in cui la politica è «in scena» con una delle sue peggiori rappresentazioni, il cineclub «Vittoria» mette in cartellone «Viva la libertà», film profetico e amaro del regista Roberto Andò sul declino di un leader «labour» all'italiana, in calo di popolarità e alla vigilia di un'imminente sconfitta elettorale. Le proiezioni inizieranno domani e, dopo lo spettacolo delle 21, il pubblico in sala potrà incontrare il protagonista della pellicola, Toni Servillo, straordinario interprete di opere teatrali e di film di successo. In quest'ultima fatica, l'attore casertano ha diviso il set con colleghi di prim'ordine, come Valerio Mastandrea, Michela Cescon, Valeria Bruni Tedeschi e Anna Bonaiuto, spesso sua partner anche sul palcoscenico. «Dal "Vittoria" - dichiara il direttore artistico Francesco Massarelli - un particolare ringraziamento a Toni, che ha voluto testimoniare il suo affetto verso il cineclub, nonostante sia impegnato con le prove del nuovo spettacolo teatrale "Le voci di dentro", con il quale debutterà, il 20 marzo, a Marsiglia, capitale europea della cultura 2013». Tratto dal romanzo di Andò «Il trono vuoto», edito da Bompiani, «Viva la libertà», racconta la storia di Enrico Oliveri, segretario del principale partito d'opposizione. Una notte, dopo l'ennesima contestazione, Oliveri sparisce senza lasciare tracce. Tra gli esponenti del suo «cerchio magico» prendono corpo le ipotesi più disparate. Intanto, il segretario Andrea Bottini e la moglie Anna, rimpiazzano Enrico con il fratello gemello: Giovanni, filosofo geniale, da poco uscito da una clinica psichiatrica. Servillo supera sé stesso, interpretando sia Enrico che Giovanni, due facce di una medaglia, la politica, che può essere stantia e pavida, oppure appassionata e dirompente. Garbo, leggerezza, intensità sono le maggiori qualità della pellicola, ideata come un «haiku», componimento poetico giapponese in tre versi, declamato dal segretario di Servillo nella sede impersonale del partito. «Viva la libertà» ripropone la semplicità della sua costruzione e il valore alla sua base, ossia l'intenzione di restituire al linguaggio la propria essenza pura. E pura è la sequenza di passi e passaggi che allacciano il doppio di Enrico Olivieri a un'ideale Angela Merkel, accolta con un impercettibile baciamano e condotta con l'eleganza del gentiluomo. Se il segretario della sinistra immaginato da Roberto Andò è complice passivo della politica-spettacolo fatta di gossip, silicone e glamour, di nani e ballerine imposti dalla televisione e dai modelli culturali berlusconiani, il suo gemello, diverso, è portatore di una levità immune all'«amour propre» e alle certezze a buon mercato, dietro cui nascondersi o con cui autoingannarsi. Nel film non ci sono i grandi effetti speciali di un kolossal in stile «Vita di Pi» o gli intenti d'inchiesta di «Girlfriend in a coma», ma abbondano l'ottima recitazione, le belle citazioni teatrali, gli spunti di riflessione. Un patrimonio raro e prezioso.
Claudio Lombardi, Il Mattino (ed. Caserta), 13 marzo 2013, pag. 44

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