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CRUNA | NOTIZIE | Festa della donna: dal Woman’s day alle "rose del diserto"

Festa della donna: dal Woman’s day alle "rose del diserto"

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doodle 8 marzo 2013La Festa della donna, che Google ci ricorda con un simpatico doodle multietnico, fu celebrata per la prima volta nel febbraio del 1909 negli Stati Uniti, su iniziativa del Partito socialista americano, che aveva invitato tutte le donne a partecipare a una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. L’iniziativa del "Woman’s day" fu ripetuta anche l’anno seguente, sempre per invocare il diritto di voto e per manifestare alcune rivendicazioni sindacali, e nell’estate del 1910 la questione fu portata all’attenzione dell'VIII Congresso dell’Internazionale socialista, organizzato a Copenaghen. Non fu raggiunto, però, un accordo formale sull’istituzione di una giornata uguale per tutti dedicata alle donne: gli Stati Uniti mantennero l’ultima domenica di febbraio come giorno per celebrarla, mentre altri Stati, come Germania, Danimarca e Svizzera, organizzarono la festa tra il 18 e il 19 marzo 1911, cercando di legare la ricorrenza all’anniversario di particolari eventi storici. Altri Paesi organizzarono, negli anni seguenti, le loro feste della donna, ma la Prima guerra mondiale portò alla fine delle celebrazioni. La festa, così come la ricordiamo oggi, fu celebrata per la prima volta l’8 marzo solo nel 1917, anno in cui fu organizzata una grande manifestazione a San Pietroburgo, in Russia, per rivendicare la fine della guerra. Quattro anni dopo, la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste organizzata a Mosca decise di rendere l’8 marzo la “Giornata internazionale dell’operaia”. In Italia fu festeggiata per la prima volta nel 1922 su iniziativa del Partito comunista, ma si sarebbe affermata stabilmente solo molti decenni dopo, grazie anche al movimento femminista negli anni Settanta. Il Post di Luca Sofri scrive che «a causa delle sue alterne vicende e dell’interruzione durante la Seconda guerra mondiale, intorno alle origini della Giornata internazionale della donna sono nate diverse storie, spesso fantasiose e prive di riscontro con la realtà. Non è, ad esempio, vero che la festa ricorda la morte di centinaia di operaie in una fabbrica di camicie, peraltro inesistente, a New York nel 1908. Così com'è falso che viene celebrata per ricordare la dura repressione di una manifestazione sindacale di operaie tessili organizzata sempre a New York nel 1857». Nel settembre del 1944 si creò a Roma l’Udi, Unione donne in Italia, per iniziativa di donne appartenenti al Pci, al Psi, al Partito d'Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro e fu l’Udi a prendere l’iniziativa di celebrare, l’8 marzo 1945, la prima giornata della donna nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all'Onu una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l'8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l'Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, secondo un'idea di Teresa Noce, Rita Montagnana e di Teresa Mattei. Da allora, l'atteggiamento delle donne verso questa festa si è mutato e frammentato. C'è chi la tollera e la associa ad Halloween, a San Valentino e alle altre occasioni di consumismo, chi ritiene sia utile a ribadire l'uguaglianza, che stenta a farsi strada, e altre, che potremmo ribattezzare le "rose del diserto", che ne parlano così: «Il giorno che qualcuno inventerà "La giornata internazionale dell'uomo" (inteso come maschio), sarò ben lieta di partecipare a convegni e dibattiti che valorizzino la loro presenza nella società, nelle arti e nei mestieri. Fino a quando questi saranno solo ed esclusivamente dedicati alle donne, come se per qualcuno fosse ancora strano avere a che fare con donne medici, avvocati, giudici, ingegneri, artiste... io diserto! (Roberta Gravina)». Noi riteniamo che, nonostante i discorsi, i post (incluso quello che stai leggendo) e le manifestazioni di piazza, poco è stato fatto per sostenere una leva fondamentale per giungere all'agognata parità: il lavoro. Tra le principali "rivoluzioni silenziose" che la società italiana ha intrapreso, quella dell'istruzione è ormai compiuta, mentre quella occupazionale è ampiamente irrealizzata, frenata, tra l'altro, dai carichi familiari. In un articolo di Daniela Del Boca, Letizia Mencarini e Silvia Pasqua, apparso su La Voce un anno fa, le cose di cui dovrebbe occuparsi la politica per aiutare a colmare lo spread di genere.
(la) Redazione

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