CRUNA

  • •Aumenta dimensione caratteri•
  • •Dimensione caratteri predefinita•
  • •Diminuisci dimensione caratteri•
CRUNA | NOTIZIE | I rifugiati lasciano Casagiove. Camara resta, per lui un contratto da custode

I rifugiati lasciano Casagiove. Camara resta, per lui un contratto da custode

•Valutazione attuale•: / 3
•Scarso••Ottimo• 

camara n'vafingCASAGIOVE. Era una «legione» di quel flusso migratorio che l'allora ministro dell'Interno, Roberto Maroni, definì «di proporzioni catastrofiche». Per circa due anni, la loro casa, eletta per l'occorrenza a «cara», acronimo un po' beffardo per definire i centri di accoglienza per rifugiati politici, è stata l'Hotel Regina, sull'Appia. In principio, si stimava un'invasione di oltre 50mila persone. Quelle previsioni furono smentite dai fatti: nel 2012, solo poco più di 28mila entrarono in Italia, circa 180 dei quali «affidati» a Casagiove. Erano figli della Guinea, del Niger, della Costa D'Avorio, del Ghana, della Sierra Leone, della Nigeria. Vittime delle guerre, delle rivolte, dei conflitti tribali che infiammano, nell'indifferenza generale, il Continente Nero. Naufraghi in fuga da città semidistrutte, che tra le onde del Mediterraneo hanno ritrovato la forza di ricominciare. Sia chiaro: quell'esodo (importante ma non «biblico») è stato gestito male, talvolta con risulti, quelli sì, che potremmo definire «catastrofici». Soprattutto nelle prime fasi, gli albergatori non hanno avuto i mezzi adeguati per fornire loro corsi di lingua, cibo e vestiario, e nemmeno uno spazio decente. Ma ogni regola, per quanto difficile da digerire, ha le sue eccezioni. Sembra andata meglio, infatti, agli «ospiti» del Regina, i quali, con grande spirito di adattamento, superate le diffidenze iniziali, hanno trovato una comunità comunque disposta ad accoglierli. A molti di loro Michele Corsale, presidente dell’associazione sportiva «Hermes», in estate apriva le porte del campo di piazza D'Armi. Lì si allena una squadra di Promozione, ma erano frequenti le partite tra i ragazzi africani. Sul quel rettangolo in terra battuta, all'ombra del Quartiere borbonico, Camara N'Vafing ha deciso di rimanere. Grazie alla famiglia Corsale, ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato come assistente della struttura sportiva: aiuterà Michele a tenere in ordine il campo, nei piccoli lavori di manutenzione e nella pulizia degli spogliatoi. In Guinea faceva l'imbianchino e il pescatore, sognava un futuro in Italia e l'ha ottenuto. Appena 21enne, la sua vicenda umana è legata alla situazione politica del Paese di provenienza. Originario della Liberia, per sfuggire ai tumulti civili e allo sterminio che ha travolto la sua famiglia, con l'aiuto di una Ong, nel 2010, trovò riparo tra i Koranko, una popolazione stanziale della regione al confine tra la Sierra Leone nord-orientale e la Guinea. Stipato in un camion, attraversò il deserto per raggiungere la Libia, dove poi riuscì a imbarcarsi su un cargo diretto a Lampedusa. Rimarrà nella mente di coloro che, invece, hanno scelto di ripartire Stefano Giaquinto, parroco della chiesa di Santa Maria della Vittoria e animatore della «Cascina della fraternità». Clement, Hida, Abdul sono solo alcuni dei nomi dei migranti che nel periodo di permanenza a Casagiove hanno frequentato la chiesa di Coccagna. «Alcuni - rivela Giaquinto - li ho anche battezzati. Non credo di aver fatto nulla di straordinario: seguendo le orme del compianto arcivescovo di Capua Bruno Schettino, e con l'aiuto del mio diacono John Marth, ho solo messo in pratica la parola di Cristo: "ero straniero e mi avete ospitato". Auguro loro ogni bene e la mia porta sarà sempre aperta».
Claudio Lombardi, Il Mattino (ed. Caserta), 2 marzo 2013, pag. 40

•Commenti•

Per commentare questo articolo devi registrarti
 

cerca nel sito


visite oggi:0
ultimo mese:0
totale visite:0

Altro sull'argomento...


meno rifiuti più benesere
•Banner•
•Banner•