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CRUNA | NOTIZIE | Portico-Recale / I figli non vanno a scuola, denunciati

Portico-Recale / I figli non vanno a scuola, denunciati

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portico di casertaPORTICO. Alcuni hanno tenuto i propri figli lontano dai banchi di scuola per giorni, altri per mesi. In un caso, il più estremo, un alunno è stato addirittura ritirato dall'istituto che frequentava. Ritenuti responsabili, a vario titolo, del reato d'inosservanza dell’obbligo dell’istruzione dei minori, otto genitori di Portico e uno di Recale sono stati denunciati in stato di libertà. I deferimenti, emessi d'ufficio, sono scattati a conclusione di servizi finalizzati al contrasto del fenomeno della dispersione scolastica, condotti dai carabinieri della stazione di Macerata, agli ordini del comandante Baldassarre Nero. Le attività d'indagine hanno riguardato l’Istituto comprensivo statale «San Giovanni Bosco» di Portico e l’Istituto comprensivo statale «Giovanni XXIII» di Recale, i quali, nel complesso, contano una popolazione di circa mille e 700 alunni. I militari, grazie anche alla collaborazione offerta dai dirigenti scolastici, dagli assistenti sociali dei due Comuni e dai comandi di polizia municipale, avrebbero verificato, in alcune circostanze, l’espressa volontà da parte dei genitori di non voler far impartire l’educazione scolastica obbligatoria ai propri figli. Tra le persone denunciate a piede libero sia cittadini italiani che stranieri, genitori di bambini dai 7 ai 17 anni, che avrebbero negato ai figli l’istruzione obbligatoria, tutelata dall'ordinamento giuridico, per periodi che vanno dai 22 giorni consecutivi agli 87. «Quello della dispersione - dichiara Vincenza Della Valle, preside a Recale - è un problema vasto e composito, che si presta a varie interpretazioni e può essere generato da componenti diverse tra loro, ma comunque collegate al concetto di disagio e di devianza giovanile. È, tuttavia, scontato che le condizioni familiari ed economiche incidano sul percorso scolastico e sulle scelte dei bambini». La dispersione non è più, però, figlia esclusiva della povertà e dell'emarginazione: ci sono forme di disagio che si fondano sulla difficoltà a creare relazioni positive con i figli, amplificate da divisioni familiari e dall'inadeguatezza a svolgere il ruolo di genitori. «Fino a un paio di anni fa - rivela Maria Rosaria Clemente, dirigente vicario del «San Giovanni Bosco» di Portico -, non avevamo nessun caso di dispersione. È un fenomeno che siamo registrando negli ultimi tempi, legato a condizioni ambientali sempre più complesse. La scuola, e il nostro istituto in particolare, fa di tutto per evitare che gli alunni abbandonino o siano indotti ad abbandonare i banchi, ma da soli, evidentemente, non riusciamo. Serve il contributo di tutte le istituzioni, locali e non, a cominciare dall'intorno familiare, che svolge un ruolo insostituibile». Per evitare la condanna, i genitori ora dovranno dimostrare la sussistenza di quelli che la legge definisce i «giusti motivi». Tra questi, l'eccessiva distanza tra l'abitazione del minore e la scuola in mancanza di idonei servizi di trasporto; la mancanza assoluta di insegnanti; lo stato di salute del minore; l'inidoneità assoluta dei locali destinati a scuola. Può assumere valore di «giusto motivo» anche la volontà del bambino, purché si sostanzi in un «rifiuto categorico e assoluto, cosciente e volontario» che permanga pur dopo che «i genitori abbiano usato ogni argomento persuasivo e ogni altro espediente educativo di cui siano capaci secondo il proprio livello socio-economico e culturale e abbiano fatto ricorso, se le circostanze ambientali lo consentano, agli organi di assistenza sociale».
Claudio Lombardi, Il Mattino (ed. Caserta), 19 febbraio 2013, pag. 38

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