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CRUNA | NOTIZIE | Recale / Antenna telefonica, lotta per la rimozione

Recale / Antenna telefonica, lotta per la rimozione

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recale antenna vodafoneRECALE. Si sta rialzando, a Recale, l’onda di protesta contro l’antenna Vodafone. La stazione radio-base capeggia sui tetti di uno stabile al civico 29 di via Roma. Poiché il contratto tra il gestore di telefonia e il proprietario, Pietro Mastroianni, è in scadenza, i cittadini chiedono a gran voce che il ripetitore venga ricollocato nella zona cimiteriale, così come prevede il regolamento comunale. Michele Lasco, portavoce dell’associazione ambientalista «Cruna», ha inviato una lettera a Patrizia Vestini per esortare le istituzioni a non abbassare la guardia: «Anche se la vicenda riguarda l'ambito privatistico - afferma Lasco -, chiediamo al sindaco di verificare se Mastroianni abbia confermato la volontà, manifestata, peraltro, pubblicamente, di voler estinguere il contratto. E, se non lo avesse fatto, di considerare l’ipotesi di emettere un’ordinanza di delocalizzazione». Dalla sua, il Comune ha un regolamento che si è dimostrato efficace (vedi lo spegnimento dell’antenna Tim di viale dei Pini), un piano delle frequenze elaborato dalla facoltà di Scienze Ambientali di Caserta e una piattaforma nel nuovo cimitero che già ospita altre antenne. «In settimana - rivela l’assessore all’ambiente Ciro Rossi -, convocheremo il proprietario dell’edificio e capiremo quali sono le sue reali intenzioni. In ogni caso, stiamo studiando una strada alternativa per non rinnovare quella licenza edilizia». Istallato il 17 ottobre 2003, il ripetitore, montato a 100 metri dalla scuola media «Giovanni XXIII», divenne ben presto il simbolo della lotta, fuori dai partiti, per la salvaguardia dell’ambiente a Recale: si costituirono comitati, nacquero associazioni («Cruna», per esempio), si raccolsero firme, si organizzarono cortei. La Vodafone, all’epoca ancora Omnitel, ebbe gioco facile, perché, incassato il consenso di Mastroianni, dovette solo comunicare l’inizio dei lavori all’ufficio tecnico. Il Comune, infatti, non aveva un regolamento che disciplinasse le istallazioni. Ovidio Gadola, sindaco dal 1997 al 2002, fece di tutto per non portarlo in aula, sebbene vi fossero consiglieri, come Giuseppe Lasco, che, a più riprese, incalzarono la maggioranza. Il successore, Americo Porfidia, per dieci anni a capo dell’amministrazione, si assunse l’impegno personale e politico di far rimuovere quell’antenna. Ma l'antenna è ancora lì.
Claudio Lombardi, Il Mattino (ed. Caserta), 17 febbraio 2013, pag. 40

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