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CRUNA | NOTIZIE | Personaggio Ambiente 2012. Faccia a faccia con Alessio Ciacci

Personaggio Ambiente 2012. Faccia a faccia con Alessio Ciacci

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alessio ciacciCASERTA. I buoni esempi esistono. E vale la pena sottolinearli. Uno di questi è lui: Alessio Ciacci, personaggio ambiente 2012. Alessio è assessore all’ambiente a Capannori, comune di 46.000 abitanti alle porte di Lucca. Ciacci e i suoi ce l’hanno fatta. Si sono guadagnati l’importante riconoscimento perché hanno voluto che Capannori fosse il primo comune ad adottare la strategia dei Rifiuti Zero.  Con lui abbiamo parlato per comprendere meglio gli obiettivi di un’iniziativa che ha fatto di un piccolo comune e di un uomo comune un punto di riferimento per chi crede che dai rifiuti si possa ripartire e ricrescere.
- Personaggio Ambiente 2012. Promotore della strategia Rifiuti Zero. Probabilmente non basterebbe un giorno intero, ma puoi spiegarci in breve l’essenza e gli obiettivi di un’iniziativa che a te è valsa  un premio cosi ambito, ma soprattutto ha creato nuove prospettive di sostenibilità ambientale per Capannori, il comune di cui sei assessore all’ ambiente?

«Rifiuti Zero è una strategia adottata con successo ormai da molti anni da metropoli come San Francisco dove la percentuale della materia avviata al riciclo ha superato il 70% (In Italia sono poco oltre il 30, ndr). Rifiuti Zero è sempre più una necessità perché con la scarsità di materia non ci possiamo più permettere di sprecare le preziose risorse che invece possiamo avviare al riciclo. Ma Rifiuti Zero è anche impegno per la riduzione degli scarti attraverso politiche di incentivo,anche comunale, per la vendita alla spina, l'eliminazione degli imballaggi inutili, come le acque minerali di cui l'Italia è uno dei principali consumatori, la progressiva eliminazione dei rifiuti non riciclabili ed il loro trattamento con sistemi impiantistici a freddo che permettano anche il loro riutilizzo».
- Un corretto ciclo di riutilizzo e recupero dei rifiuti potrebbe creare molti più posti di lavoro, meno sprechi e soprattutto meno danni ambientali. Perché in Italia tutto questo rappresenta ancora un’utopia?

«Solo a Capannori con questo percorso ogni anno risparmiamo quasi due milioni di euro di costi di smaltimento e ci sono serviti per coprire i maggiori costi occupazionali del servizio. Il che significa aver creato oltre 50 posti di lavoro a costo zero. Siamo stati i primi in Italia nel 2007 ad aderire a questa strategia ma adesso siamo ad oltre 120 comuni aderenti e sempre più nuove amministrazioni capiscono che è una necessità indispensabile per costruire un futuro più sostenibile. Fino a pochi anni fà molti ci dicevano che queste erano utopie. Oggi vedono i dati che in pochi anni abbiamo conquistato grazie all'impegno della cittadinanza e tutti capiscono che è possibile, dai piccoli ai grandi contesti, basta volerlo, basta la volontà politica e il coinvolgimento attivo della cittadinanza».
- È di pochi giorni fa il “no” della Commissione ambiente della Camera al decreto legge che avrebbe permesso a più di cinquanta cementifici di trasformarsi in veri e propri inceneritori. Un breve sospiro di sollievo prima che la questione passi nelle mani della futura legislatura. Ecco, di fronte alla volontà del governo di adottare scelte simili, scelte che avvantaggerebbero le lobby del cemento e rappresenterebbero un ulteriore schiaffo a chi nel corso di questi anni ha speso lavoro ed energie per promuovere strategie di educazione al riciclo, riuso e raccolta differenziata, qual è il tuo stato d’animo?  Possibile che nonostante gli sforzi, i buoni e reali esempi, all’orizzonte non si veda nient’altro che discariche e inceneritori?

«Discariche ed inceneritori rappresentano ormai una scelta arcaica di gestire gli scarti, le alternative hanno dimostrato e consolidato in moltissime realtà italiane vantaggi ecologici,economici, sociali ed occupazionali. In Italia la legge obbliga tutti i comuni ad aver già raggiunto (al 31.12.2012, ndr) il 65% di differenziata e a livello governativo invece di inasprire le penalità per chi non rispetta le norme con questo provvedimento si voleva cercare di facilitar loro la strada. Questa è una politica alla rovescia che per accontentare poche lobby industriali rischiava di dare un pessimo messaggio istituzionale. La politica deve guardare al bene comune, alla partecipazione, alla costruzione di un miglior futuro per la comunità e tutti dobbiamo avere il coraggio e la forza di far crescere questa politica».
- Tra gli ultimi progetti di cui ti sei fatto promotore c’è la riscoperta della canapa. Per una regione come la Campania, e nello specifico per un territorio come il casertano, storicamente vocati a questo tipo di produzione, si tratterebbe, dunque, di una reale possibilità per rilanciare un settore a lungo mortificato come quello agricolo?

«L'Italia fino agli anni '60 è stato il secondo produttore al mondo di Canapa, una coltivazione ben più ecologica del mais o del girasole perchè non necessita di pesticidi ed ha bisogno di molta meno acqua. Recuperare questa coltivazione significa dare una prospettiva più economicamente ed ecologicamente sostenibile all'agricoltura, recuperare una tradizione e sviluppare un industria ed un artigianato davvero "green"».
- Da Campania Infelix a Terra dei fuochi. Gli appellativi si rincorrono per designare il tragico scenario di una terra che oggi vive probabilmente la fase più acuta di un dramma ambientale da cui sembra impossibile uscire. Qualcuno ha addirittura paragonato la situazione campana alla peste del ‘600. Ma ci piace pensare che sull’esempio di Capannori anche questo territorio possa risollevarsi e risorgere dalle “ceneri” dei roghi tossici. A tuo avviso, quale sarebbe il primo passo da compiere?

«Le vie d'uscita ci sono sempre per costruire una riscossa popolare ad anni di soprusi ed ingiustizie sociali ed ambientali. Non conoscendo io il territorio,la storia e la situazione locale non saprei indicare una strada anche perchè in genere non esiste una strada. Esistono però tante strade che possono incontrarsi mettendo assieme il protagonismo, le competenze, il riscatto e la voglia di essere protagonisti, in tutte le forme,del futuro della propria comunità».
- La speculazione camorristica, in un'area che conta oltre 290 clan, avvolge ogni settore delle attività produttive. Ad oggi, con la necessità di rispettare le normative nazionali e sovranazionali di adeguamento a vincoli prestabiliti per il rispetto dell'ambiente, appare quanto mai chiaro che le attività criminali si orientino anche nel settore ambientale, andando a speculare sulle bonifiche. Come potrebbe esser prevenuto questo fenomeno di speculazione ambientale in un territorio dove gran parte delle volte, controllori e controllati figurano nella stessa persona?

«Il diritto alla partecipazione e all'accesso alle pratiche è un elemento che non può essere in alcun modo negato dalle istituzioni. Anche a Capannori abbiamo iniziato tutto questo percorso opponendoci, diversi anni fà, ad un progetto di un nuovo inceneritore. Vincemmo quella sfida e quella mobilitazione creò sensibilità ed i presupposti per costruire prima dal basso, poi anche nelle istituzioni, le reali alternative. Non arrendersi e non stancarsi mai di essere in prima fila a rivendicare diritti e partecipazione nella costruzione del futuro per la nostra comunità».
- Alessio, a Capannori sei assessore all'Ambiente e alla Partecipazione. Nella dicitura stessa del ruolo che rivesti c'è racchiuso probabilmente il segreto per la buona riuscita di qualsivoglia pratica da adottare per ricreare un ambiente più sano e a misura d'uomo. Al di là della corretta gestione politica e  amministrativa del problema rifiuti, la partecipazione di ogni singolo cittadino è fondamentale per restituire a noi stessi e alle generazioni future una realtà diversa. Come siete riusciti a promuovere la "cultura" del rispetto dell'ambiente? E nelle vesti di amministratore come si vince quella diffidenza e quella sfiducia che il più delle volte caratterizzano il rapporto cittadino/istituzioni?

«Dobbiamo partire dalla consapevolezza che la politica e l'ambiente sono due fondamentali beni comuni. L'ambiente perché è la nostra casa, la politica perchè è il vivere collettivo e lo spazio in cui si costruiscono le regole della comunità. A Capannori non abbiamo fatto niente di eccezionale se non ciò che dovrebbe a mio giudizio essere regola, ovvero la condivisione, con percorsi partecipativi, di politiche ed iniziative volte a costruire sostenibilità, dunque futuro. All'inizio non fu semplice partire con la rivoluzione del porta a porta ma poi,costruendolo come un percorso partecipato, in continua evoluzione, è diventato una patrimonio collettivo che nessuno si sognerebbe più di eliminare. In questi anni abbiamo realizzato numerosi percorsi di partecipazione vera creando spazi anche di democrazia diretta dove, attraverso il bilancio partecipativo, i cittadini possono decidere autonomamente come investire 500 mila euro del bilancio comunale. La sfiducia nella partecipazione crea distanza e alimenta la peggiore politica. Una politica che invece guarda alla partecipazione dà un impulso incredibile al protagonismo positivo della comunità, sempre più indispensabile per uscire dalla crisi sociale, politica ed economica che stiamo attraversando. Tutti ne siamo responsabili. Tutti possono essere leva di cambiamento».
Roberta Gravina ed Emanuele Repola, Interno18, 13 febbraio 2013

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