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Smart Cities: dall’Ue 365 milioni per il partenariato sull’innovazione

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smart city ROMA. “L’innovazione guida la competitività dell’Europa, ed è il mezzo migliore per affrontare l’efficienza energetica. Impiegare tecnologie moderne collegate per raggiungere una qualità più elevata di vita nelle nostre città, per gestire il traffico e la circolazione, massimizzare l’efficienza energetica e ridurre l’inquinamento ambientale, sono le sfide dell’Europa in ambito urbano, e grazie alla partnership che oggi andiamo ad inaugurare, il riscaldamento ad alta efficienza e i sistemi di raffreddamento, i contatori intelligenti, la gestione energetica in tempo reale, o soluzioni a zero energia per gli edifici verranno diffuse sempre più tra le città europee”. E’ quanto dichiarato dal Commissario Europeo per l’Energia,  Günther Oettinger, durante il meeting, svoltosi ieri a Bruxelles, per il lancio della Smart Cities & Communities European Innovation Partnership (SCC), con la quale la la Commissione Europea mira a stimolare lo sviluppo e l’inserimento delle tecnologie intelligenti nelle città, mettendo così insieme le risorse per la ricerca in campo energetico, i trasporti e l’ICT e concentrandoli in una serie limitata di progetti dimostrativi, che saranno realizzati in collaborazione con le città stesse. Una delle maggiori sfide lanciate dall’Europa consiste nel mettere alla prova gli interessati per trovare il modo migliore per progettare e adattare le città in ambienti che siano allo stesso tempo intelligenti e sostenibili. Quasi tre quarti della popolazione europea, infatti, vive nelle grandi città e consuma all’incirca il 70% dell’energia dell’UE. Le smart technology urbane possono dunque dare un contributo fondamentale in questo senso, migliorando l’approvvigionamento e limitando gli sprechi. Proprio per questo motivo solo per il 2013, l’Unione Europea ha stanziato fondi per 365 milioni di euro, contro gli 81 milioni del 2012, per dimostrare le potenzialità di questo tipo di soluzioni tecnologiche urbane, attualmente limitate da molti ostacoli, quali l’alto rischio tecnologico, le difficoltà relative all’incertezza dei rendimenti sugli investimenti o le difficoltà normative. Fattori che, in tempi di crisi economica, aumentano la riluttanza di aziende e municipalità a investire in tecnologie innovative, nonostante i potenziali risparmi sui costi e le prospettive di riduzione delle emissioni a lungo termine. In concreto, l’obiettivo è di contribuire alla creazione di partnership strategiche tra le industrie e le città europee per sviluppare e implementare i sistemi urbani e le infrastrutture di domani. Proprio per questo motivo, al meeting di Bruxelles hanno partecipato non solo i rappresentanti delle istituzioni europee e diversi sindaci delle maggiori città dell’UE, ma anche i CEO di importanti società e multinazionali impegnate nel settore delle tecnologie “urbane”. Ma in quali ambiti potranno essere finanziati i fondi dell’UE? Primo fra tutti, quello strettamente edile. Saranno promossi progetti per la costruzione di edifici intelligenti e progetti di quartieri, volti a integrare e gestire, ad esempio, le fonti energetiche locali e rinnovabili. Si potrebbe espandere l’uso del riscaldamento e del raffreddamento ad alta efficienza, attraverso l’uso di biomassa, solare termico, stoccaggio di calore termico e geotermico, cogenerazione e teleriscaldamento. I fondi potrebbero anche sostenere la costruzione di edifici e quartieri a consumo energetico “quasi zero” o ad energia “positiva”. L’approvvigionamento intelligente e progetti al servizio della domanda, sarebbero un altro ambito importante. I finanziamenti potrebbero essere usati per progetti volti a fornire ai cittadini dati e informazioni sul consumo e produzione di energia e il trasporto multimodale in tempo reale, sui servizi di mobilità, per sviluppare contatori smart e relativi servizi per l’energia, l’acqua, i rifiuti, il monitoraggio e il bilanciamento della rete o l’accumulo di energia, compreso lo stoccaggio di energia virtuale. Non bisogna poi dimenticare i progetti di mobilità urbana. Un’idea emersa dal meeting sarebbe quella dell’utilizzo di mezzi di trasporto pubblico elettrici (per esempio filobus, tram, veicoli della metropolitana) che siano in grado di scambiare energia in eccedenza con il sistema energetico. Questi veicoli potrebbero usare le tecnologie ICT per gestire i flussi di energia o per prevedere i modelli di domanda sulla base delle previsioni meteo, della pianificazione di eventi o dei modelli percorso del veicolo. Il vicepresidente Siim Kallas, responsabile dei trasporti, ha dichiarato che “i trasporti sono la linfa vitale di ogni città sia per le persone che per le imprese. Ma le città europee soffrono a causa degli incidenti stradali, della congestione del traffico, della cattiva qualità dell’aria e del rumore. Abbiamo bisogno di agevolare la ricerca e l’innovazione che ci possono avvicinare ai nostri obiettivi di città libere dalla CO2, dall’abbandono delle vetture alimentate convenzionalmente nei centri urbani, alla carica intelligente di veicoli elettrici e autobus ecologici e silenziosi”. Si è parlato anche di infrastrutture digitali intelligenti e sostenibili. Obiettivo sarebbe di ridurre l’impronta di CO2 di Internet, in particolare dei centri dati e delle apparecchiature di telecomunicazioni, comprese le reti a banda larga. Anche l’ICT, infatti, deve ridurre la propria impronta energetica essendo responsabile, secondo alcune ricerche, dell’8-10% del consumo di elettricità. Inoltre, a proposito di internet e banda larga, Il Commissario Europeo per l’Agenda Digitale, Neelie Kroes, ha ricordato che “per realizzare le smart cities è essenziale che tutti i cittadini abbiano una connessione a banda larga. Nel resto del mondo, ad esempio in Cina e Corea, stanno prendendo le smart cities molto sul serio. E lo stesso vale per la banda larga: solo quest’anno, la Cina installerà 35 milioni di connessioni in fibra ottica. Anche in Europa, ha aggiunto il Commissario, è ora di riconoscere che investire in queste reti vuol dire investire nel futuro. Ma soprattutto, perchè il cambiamento avvenga, dobbiamo collaborare e allineare i finanziamenti e le politiche europee”. Ora che la partnership è stata ufficialmente presentata, sarà possibile presentare le proposte ai nascenti consorzi industriali che operano nei tre settori: energia, ICT e trasporti. I consorzi dovranno includere partner provenienti da tre Stati membri e da paesi associati, collaborando con almeno due città. Tali criteri dovrebbero garantire che i progetti di dimostrazione presentati e selezionati siano orientati al mercato e possano essere replicati in diverse città.
Donatella Scatamacchia, Greenews, 11 luglio 2012

 

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