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CRUNA | NOTIZIE | Michelina, i desideri di una "bambina" disabile di 69 anni

Michelina, i desideri di una "bambina" disabile di 69 anni

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michelina campanileRECALE. Per molti di noi oggi sarà un giorno come tanti: corsa in macchina verso l’ufficio, pausa caffé al bar, pranzo in famiglia o con i colleghi, di nuovo a lavoro. Frenetici e refrigerati dall’aria finta di un condizionatore, pregustando l’arrivo delle vacanze. Non sarà così per tutti. Non sarà così per Michelina, costretta a vivere su una sedia a rotelle a causa di una malformazione congenita alla spina dorsale. Michela Campanile ha 69 anni, li compirà fra un mese; abita al primo piano di uno stabile di edilizia a buon mercato in via Gorizia, a Recale. Non ha figli, dal 1983 è sposata con Ciro, anch’egli invalido, e da anni convive con una grave disabilità che le impedisce di chinarsi, camminare, fare le scale. Non di sognare, però: «Vorrei rivedere il mare», mi confida, mentre accarezza la foto scolorita di un viaggio a Taormina. «Mica sono stata sempre seduta su questa maledetta sedia», precisa. In effetti, i primi 14 anni li ha trascorsi in ospedale: tra un intervento e l’altro, «giocavo nei corridoi, studiavo sul banco della medicheria, andavo in giro per i reparti». Lì prese la comunione. Quando fu dimessa, i medici la incoraggiarono a sperare in una vita quasi normale, e così è stato. «Da ragazza ero impiegata in un tabacchificio: ne ho combattute di lotte contro i padroni», racconta. Nello stabilimento la chiamavano "Ernestina Che Guevara". Poi, quando pensava di essersene ormai riberata, sono riapparsi i dolori alla schiena, gli ospedali, le stanze grigie e i letti in ferro laccato bianco. Nel 2005, l'ultima trasferta, a Cortina, sulle Dolomiti: le mani di un luminare della chirurgia le avrebbero dovuto regalare una vecchiaia migliore, invece l'hanno condannata a un destino ingrato. Donna "diversamente affabile", ora affronta la sua condizione con un coraggio sovrumano, «a testa alta». Ammette, però, che le difficoltà sono parecchie, «e in carrozzina ogni giornata è un'impresa». Michelina ce l'ha con l'ex sindaco Americo Porfidia, il quale non le ha detto, in piena campagna elettorale, che l'assistenza domiciliare che riceve da aprile era a pagamento, e ce l'ha pure con l'attuale sindaco, Patrizia Vestini, che ha preferito, sostiene, dare contribuiti ai comitati delle feste padronali e non agli invalidi. «Possibile che a quelli come me non ci pensa nessuno?». A Recale, sono almeno 14 quelli come lei, perlopiù anziani. Meriterebbero un'attenzione speciale, ma di risorse al Comune non ce ne sono. A rendere infelice Michelina, però, non è solo il marciapiede alto e stretto o la mancanza di soldi: è la sensazione di sentirsi abbandonata. «Per il mio compleanno, se Vestini bussasse alla porta - rivela -, potrei "saltare" dalla gioia».
Claudio Lombardi

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