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CRUNA | NOTIZIE | Caserta resiliente? L'intelligenza territoriale come propulsore di sviluppo

Caserta resiliente? L'intelligenza territoriale come propulsore di sviluppo

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CASERTA. Lsaskia sassen'inquinamento, la degenerazione politica, la frantumazione della cultura dei luoghi sono solo alcuni dei fenomeni "residenti" nella conurbazione casertana che rischiano di oscurare le straordinarie energie e le risorse che il territorio potrebbe offrire.  Allo studio di questi "agenti contaminanti" si è dedicata Annamaria Rufino, docente di Sociologia giuridica della devianza e mutamento sociale alla Seconda università di Napoli, la quale, in collaborazione con Ciro Pizzo, ricercatore all'Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, ha curato un saggio, dal titolo "Intelligenza territoriale come propulsore di sviluppo sostenibile. Studio di un laboratorio di ricerca per la storia del futuro", appena pubblicato nella collana “Laboratorio sociologico” dell’editore Franco Angeli. Nel testo, la trama urbana della provincia di Caserta è proposta come un "laboratorio" di indagine, in cui problemi di natura globale, come, ad esempio, lo stallo della macchina produttiva e dell'occupazionale, si presentano con particolare intensità. I dati raccolti sul campo dimostrano, tuttavia, che la popolazione, assuefatta al disordine, al degrado e alla sfiducia, non si accorga di essere vittima di una sistematica negazione dei diritti elementari, come la salute e l'istruzione. I due studiosi attribuiscono questo stato di incoscienza indotta a un progressivo scollamento tra azione istituzionale e azione sociale. Mostrare ciò che nessuno vede più può essere, quindi, un utile catalizzatore per attivare, attraverso un nuovo modello di cittadinanza, quell'intelligenza territoriale (strumento di analisi e di propulsione) in grado di aumentare la "resilienza" della comunità, intesa come capacità di risposta positiva ai traumi, e rendere attuabile l'aspettativa dello sviluppo sostenibile. Intorno alla presentazione del libro di Rufino e Pizzo, lo scorso 7 giugno, nell'aula magna della Scuola superiore della pubblica amministrazione, al Palazzo Reale di Caserta, la Seconda università degli studi di Napoli ha dedicato un'interessante giornata di approfondimento, organizzata in collaborazione con l'International network of territorial Intelligence (Inti), con il Ministero dell'Università e con l'adesione del Presidente della Repubblica. All'incontro hanno partecipato, tra gli altri, Saskia Sassen (nella foto in alto), sociologa della Columbia University, il presidente del Censis Giuseppe De Rita, il procuratore capo della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere Corrado Lembo e il rettore dell'Università Suor Orsola Benincasa Lucio d'Alessandro. In un ottimo italiano, la studiosa statunitense ha esposto due modalità diverse di sviluppo sociale: la città globale e la megaregione. La prima è uno spazio-frontiera standardizzato in cui tradizioni e mondi diversi si incontrano, un luogo di intersezione tra globale e locale. Mentre la megaregione rappresenta la sfida di integrare città più sviluppate con altre meno sviluppate. Non è una zona costruita all’ombra di una grande metropoli, ma un insieme di centri funzionali in cui ogni località possiede una competenza specializzata. «In un territorio come il vostro - ha detto Sassen - creare una megaregione non sarebbe una cattiva idea. Dovete capire quali sono le vostre capacità, valorizzarle e non cercare di essere una "mini-Roma" o una "mini-Napoli", ma voi stessi. Quando il territorio perde una serie di peculiarità, smette di essere territorio e diventa terra morta». De Rita del Censis si è soffermato, invece, sui concetti di sovranità, orizzontalità e storia: «Guardando i grafici presentatici dalla Sassen si viene colpiti dalla verticalità urbanistica. L’Italia, però, ha da sempre teso all’orizzontalità e deve ora adeguarsi alla modernità. Le difficoltà di sviluppo del Sud sono dovute al fatto che, a differenza di quanto accaduto nel Nord, non si è saputa valorizzare la tradizione storica. Inoltre - ha aggiunto De Rita -, al popolo è mancato il senso di sovranità, e questo gli ha impedito di sentirsi artefice del proprio destino». Il procuratore Lemboha chiamato in causa quello che ha definisce il «convitato di pietra» che non viene mai invitato ai convegni: la criminalità organizzata. E ha attribuito a questa presenza negativa la perdita del senso di sovranità di cui poco prima aveva parlato De Rita. «Chi lavora con intelligenza territoriale, seppur creando danni - ha affermato -, è la camorra. È a Caserta che è nata la criminalità imprenditrice. Lo smaltimento illecito dei rifiuti si trova prevalentemente in questa zona, perché l’emergenza è la madre di tutte le illegalità, la situazione in cui la camorra ottiene i maggiori profitti. Anche la raccolta differenziata, che in alcuni Comuni viene fatta, si rivela inutile, perché gli autocompattatori mescolano tutto, facendo il gioco dei clan». L'ultimo relatore a prendere la parola è stato il rettore D’Alessandro, secondo il quale il problema principale del territorio è la carenza di infrastrutture. Solo ponendo rimedio a questa mancanza Terra di Lavoro può sperare, secondo D’Alessandro, «di creare un futuro sostenibile, basato sui propri valori». La giornata di studi è proseguita con una tavola rotonda animata da figure istituzionali, accademici, magistrati e attori sociali moderati dall'economista e giornalista Massimo Lo Cicero. Le conclusioni sono state affidate a Jean-Jacques Girardot, coordinatore Inti, dell'Université de Franche-Comté.
Titti Smaldone, Corriere dei lavori pubblici, 13 giugno 2012

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