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CRUNA | NOTIZIE | Tutti in Classe A? Ecco quanta energia sprecano gli edifici in Italia

Tutti in Classe A? Ecco quanta energia sprecano gli edifici in Italia

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analisi termograficaROMA. Da Bolzano a Firenze, da Roma a Bari. Ben 200 edifici in 21 città d’Italia sono stati termografati da Legambiente, che ne ha evidenziato le carenze e le conseguenti dispersioni termiche. I risultati dell’analisi sono contenuti nell’edizione 2012 del dossier “Tutti in Classe A”, presentato ieri, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente. La termografia è una sorta di radiografia a colori, che consente di capire come sono costruiti gli edifici sotto il profilo dell’isolamento termico, e quindi di svelare la qualità o meno degli edifici in cui viviamo o lavoriamo. «L’analisi termografica - spiega Legambiente - ha riguardato edifici costruiti nel dopoguerra e altri più recenti. Sono state verificate anche le prestazioni di quelli certificati di Classe A e di quelli ristrutturati». Sono stati analizzati 91 edifici costruiti dopo il 2000, ossia dopo che le direttive europee avevano già chiarito tutti i riferimenti in materia di risparmio energetico e isolamento. Su quasi tutti questi immobili «nuovi e già vecchi» si ravvisano problemi di elementi disperdenti, con distribuzione delle temperature superficiali estremamente eterogenee. Inoltre, sottolinea il Dossier, gli edifici costruiti in questi anni hanno beneficiato di una fase di crescita straordinaria degli immobili: si tratta di case vendute spesso a più di 3-4mila euro al metro quadrato, costo che avrebbe permesso di ripagare qualsiasi tipo di intervento di isolamento delle pareti. Gravi carenze sono state riscontrate anche in edifici pubblicizzati come “villette in classe A” o costruiti secondo criteri di bioedilizia, come un complesso del 2010 in via Canova a Firenze o delle villette dello stesso anno in via San Lorenzo a Campobasso. Bocciati persino alcuni edifici progettati da "archistar" come Fuksas, Krier e Gregotti. Le case in via Leoni a Milano, nel quartiere Pista di Alessandria e Bicocca di Milano presentano risultati simili a quelli di altri edifici recenti e di firme meno prestigiose, con difetti nelle superfici perimetrali ed elementi disperdenti nelle strutture portanti. All’opposto, stabili ben progettati e costruiti, certificati in "Classe A", mostrano un comportamento omogeneo delle facciate e l’assenza di ponti termici significativi, in essi sono studiati tanto l’esposizione dell’edificio quanto i materiali delle diverse facciate, al fine di sfruttare al meglio la radiazione solare, minimizzando i consumi energetici per il condizionamento invernale. È il caso, ad esempio, del Kondominium Rosenbach a Bolzano, gli immobili in via Cittadella a Firenze, o le Case Passive in località Fontana a Perugia, i cui fortunati abitanti arrivano a pagare fino a 2mila euro in meno all’anno di energia rispetto a chi abita in una casa di Classe G. Qualcosa, però, si può fare per migliorare la situazione: «Il vero campo d’intervento - spiega Legambiente - è rappresentato dagli edifici costruiti nel secondo dopoguerra, che sono la stragrande maggioranza, dove è possibile un isolamento attraverso “cappotti termici”, magari usufruendo della detrazione fiscale del 55%». La strada da percorrere è stata indicata dall’Unione Europea con la Direttiva 31/2010, in base alla quale dal 1 gennaio 2019 tutti i nuovi edifici pubblici, e dal 1 gennaio 2021 tutti quelli nuovi privati, dovranno essere «a energia quasi zero». Legambiente chiede al Governo di percorrere una chiara strada di innovazione, in primo luogo introducendo regole omogenee in tutta Italia per la certificazione e, soprattutto, controlli sugli edifici e sanzioni per chi non rispetta le regole; poi, stabilendo per i nuovi edifici e per le ristrutturazioni importanti lo standard minimo obbligatorio di Classe A; infine, premiando nelle ristrutturazioni edilizie il miglioramento della classe energetica.
Redazione

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