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CRUNA | NOTIZIE | Antimo Magnotta, il «pianista sull'oceano» scampato al naufragio della Costa Concordia

Antimo Magnotta, il «pianista sull'oceano» scampato al naufragio della Costa Concordia

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antimo magnottaRECALE. Quel rumore all’ora di cena. La luce che va via. Lo scafo che si inclina. La corsa sul ponte. Il freddo, il mare, la notte. I fari degli elicotteri. Gli tremano ancora le mani mentre racconta la sua storia. C’era anche Antimo Magnotta, 41 anni, di Recale, una cittadina del casertano, tra le 4.230 persone a bordo della Costa «Concordia», l’ammiraglia della flotta turistica italiana che, venerdì sera, si è incagliata in una secca al largo dell’Isola del Giglio, in provincia di Grosseto, in rotta verso Savona. Per Antimo nessun viaggio di piacere: era in uno dei megaristoranti della nave ad intrattenere gli ospiti al pianoforte. Lui è un «pianista sull’oceano», così come lo definiscono gli amici, prendendo in prestito il titolo di un film di Giuseppe Tornatore. «Non ricordo – dice – cosa stessi suonando, forse improvvisavo un pezzo jazz». Antimo è un musicista e un compositore molto apprezzato a Caserta. Divide la passione per la musica con il viaggio, la fotografia e la letteratura. All’improvviso, tra quelle note, in quello spartito ideale, si inserisce un frastuono, un boato assordante.
costa concordiaIn quel momento, egli non lo può sapere, ma l’albergo galleggiante sul quale navigava ha impattato contro uno scoglio: si è aperto uno squarcio di circa 30 metri e la nave ha iniziato a imbarcare acqua. Arriverà, nel corso della notte, a inclinarsi di 80 gradi, praticamente a sdraiarsi, poggiandosi sul fondo. Proprio la secca gli impedirà di affondare completamente. «Dopo quel rumore – rivela –, siamo rimasti al buio. Sono uscito dal ristorante e ho cercato di raggiungere il ponte. Pensavo a un guasto elettrico o a qualcosa del genere. In anni di traversate ne ho viste tante». Come dubitare. Eppure, di cose così, e per fortuna, non basta una vita. Antimo si muove veloce tra ascensori e corridoi. Scatta la sirena di emergenza, i passeggeri escono dalle cabine, la tensione comincia a sale. Qualcuno spera in un’esercitazione, altri ricordano il Titatic, il cui affondamento è stato impresso nella mente collettiva da decine di pellicole cinematografiche. Intanto, la «Concordia» continua a imbarcare acqua e ad inclinarsi sul fianco destro: sulla poppa la falla di allarga. Antimo, finalmente, raggiunge il ponte. Davanti ai suoi occhi un cielo stellato, l’Isola del Giglio e un’immane tragedia. Non sa che fare, si guarda intorno. In acqua, decine di scialuppe di salvataggio, i mezzi della guardia costiera e migliaia di passeggeri con il giubbetto arancione. Intravede una corda d’attracco. «Ho pensato alla mia compagna Veronica – ammette –, alle mie figlie, ai miei affetti. Poi, ho deciso». Antimo imbraccia la corda e si lascia scivolare lungo la chiglia. Attimi interminabili, prima del tuffo nel mare gelido del Tirreno a gennaio. Lì, avrebbe rischiato il peggio, se una scialuppa non lo avesse tirato su. A Porto Santo Stefano il primo caffé caldo e un lungo sospiro di sollievo. A quel punto, la storia di Antimo, «pianista sull’oceano» scampato al naufragio del Titatic italiano, è simile a un film con un lieto fine.
Claudio Lombardi per Cruna

(Servizio completo su Il Mattino, alle pagg. 4 e 45)

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