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CRUNA | NOTIZIE | Il "j'accuse" al Governo e i 4 sì di don Ste'

Il "j'accuse" al Governo e i 4 sì di don Ste'

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don stefano giaquintoCASAGIOVE. Questo appello è rivolto a tutti e, in particolare, ai cristiani della mia città, Casagiove. La politica italiana si è allontanata dalla società come mai era successo in passato. L’azione del governo è sempre più segnata dagli interessi personali del Presidente del consiglio Silvio Berlusconi, da derive autoritarie, da minacce alla Costituzione. L’economia del paese non riesce a uscire dalla crisi iniziata tre anni fa, e la politica non riconosce il fallimento di vent’anni di privatizzazioni, che hanno lasciato a poche grandi imprese – sempre più spesso straniere – decisioni chiave sul nostro futuro. Tutto questo aggrava le minacce alla democrazia, il declino del paese e l’insostenibilità del nostro modello di sviluppo. Contro questa deriva, negli ultimi anni milioni di uomini e donne - con movimenti, reti, associazioni, sindacati, parrocchie - hanno alzato la loro voce, manifestato e costruito alternative. La politica istituzionale, finora, non ci ha ascoltato. La distanza tra le decisioni del governo e il consenso nella società non è mai stata così grande. Tutto questo può cambiare. Abbiamo una possibilità nuova per imporre alla politica la volontà dei cittadini, per riprendere il potere di decidere che tipo di democrazia e di sviluppo vogliamo avere. Domenica e lunedì, si terranno i Referendum per cancellare le leggi sull’energia nucleare, la privatizzazione dell’acqua e il “legittimo impedimento” che mette i ministri al riparo dalla giustizia.

  • Il primo appello riguarda l’acqua. L'acqua è un elemento centrale per l’esistenza della vita sul pianeta che ci ospita, ma anche elemento simbolico centrale di tutte le fedi religiose. Per la difesa del diritto di accesso all’acqua potabile, senza la barriera spesso insormontabile per i piu’ poveri causata da lucri commerciali, hanno ormai preso posizione numerosi uomini di Chiesa sia appartenenti alla gerarchia che semplici religiose/religiosi sensibili ai temi della giustizia, pace e integrità del creato. Anche gli organi di stampa ecclesiale, così come associazioni ecclesiali o collegate alle attività sociali della Chiesa hanno preso posizioni a difesa dell’acqua bene comune. Il governo impone il passaggio a imprese private del controllo e della gestione dell’acqua, considerandola una merce come le altre, dimenticando che l’acqua è un servizio essenziale, un diritto dei cittadini, un bene comune. Qui i referendum sono due: uno sulla gestione privata e l’altro sui profitti delle imprese - la legge prevede per i gestori un rendimento non inferiore al 7%. La privatizzazione non porterebbe a un miglioramento dell’efficienza, ma alla perdita del controllo da parte delle comunità locali su una risorsa essenziale, all’aumento dei profitti e del potere delle multinazionali dell’acqua, al moltiplicarsi dei prezzi pagati dai cittadini. Sull’acqua serve il vostro impegno perché ci si pronunci, votando "sì", contro la privatizzazione.
  • Il secondo appello riguarda il nucleare. Il governo ha voluto riportare l’energia nucleare in Italia dopo un referendum nel 1987 che l’aveva rifiutata. Il nucleare è un cattivo affare: costa troppo, quasi tutti i paesi lo stanno abbandonando e in Italia le centrali non entrerebbero in funzione che tra quindici anni. Dopo gli incidenti di Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima l’energia nucleare si è dimostrata una minaccia per la salute delle persone. L'efficienza energetica e le energie rinnovabili come il solare sono la strada che l’Italia deve seguire. Sul nucleare serve il vostro impegno perché ci si pronunci, votando "sì", contro la privatizzazione.
  • Il terzo appello riguarda il legittimo impedimento. Il governo ha introdotto il “legittimo impedimento” che permette al Presidente del consiglio e ai ministri di non comparire in udienza penale per la durata della loro carica. È un segno dell’arbitrio del potere politico e dell’"impunibilità" dei potenti. La Corte costituzionale ne ha già abrogato le norme portanti; bocciando quel che resta della legge, il referendum restituirebbe il principio che la legge è uguale per tutti.

Per queste ragioni è importante raggiungere il quorum di 25 milioni di elettori. È un voto che può porre alcuni limiti a un modello di sviluppo insostenibile, che ignora i costi ambientali, sociali e i beni comuni, e a un potere politico che calpesta giustizia e democrazia. Un successo dei "sì" al referendum costringerebbe la politica – sia del governo che dell’opposizione – a fare i conti con la volontà dei cittadini, ponendo l’Italia sulla via di uno sviluppo più sostenibile e di una democrazia più partecipata.
don Stefano Giaquinto

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