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CRUNA | NOTIZIE | Lo stop al nucleare puzza di bruciato

Lo stop al nucleare puzza di bruciato

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Colpo di scena, il governo italiano fino a qualche giorno fa convinto nuclearista, ha deciso di sospendere sine die il programma sulla costruzione delle nuove centrali atomiche e nel contempo si è scoperto paladino delle energie alternative, tanto che, anche il ministro Romani, autore di un contestato decreto ammazza-rinnovabili e fermo sostenitore dell’energia nucleare ha dichiarato: "E' adesso importante andare avanti e guardare al futuro, impiegando le migliori tecnologie disponibili sul mercato per la produzione di energia pulita, in particolar modo per quanto riguarda il comparto delle rinnovabili e dell'energia verde". Si tratta di una voltafaccia non da poco, visto che fino a qualche settimana fa, nonostante Fukushima, il coro unanime dell’esecutivo era di non lasciarsi trascinare dall’emotività del momento e che i progetti atomici sarebbero andati avanti senza indugi.

Tutti folgorati sulla via dell’ambientalismo? Macché, è molto più probabile che si sia deciso di desistere per motivi dettati da valori molto meno nobili, quali il consenso elettorale e gli accordi economici. Il governo si è reso conto che, in termini di consenso, la sua insistenza nel portare avanti a tutti i costi il programma atomico si stava traducendo in un calo di gradimento significativo e in vista di una tornata elettorale, quali le amministrative del prossimo mese, questa tendenza andava tamponata in qualche modo.

L’altro obiettivo di questa scelta è quello di boicottare ulteriormente i referendum di giugno, vediamo perché. Secondo i sondaggi, grazie al quesito sul nucleare le possibilità di raggiungimento del quorum sono più che concrete, questo renderebbe probabile la vittoria anche per gli altri due referendum, quello contro la privatizzazione dell’acqua e quello sull’abrogazione del legittimo impedimento. Sarebbe per il governo una sconfitta troppo indigesta; nucleare e acqua muovono interessi economici enormi e per l’attuale maggioranza, visti gli accordi e le promesse instaurate con multinazionali e governi stranieri, una debacle totale potrebbe portare non poche conseguenze.

L’esecutivo quindi prova a correre ai ripari con una operazione semplice e alquanto vigliacca, elimina la legge sul programma nucleare rendendo inutile il referendum su questo argomento, annulla quindi il fattore traino che questo quesito rappresenta e di conseguenza rimette in pericolo il raggiungimento del quorum. Cercano insomma di mettere al sicuro almeno la privatizzazione dell’acqua per tenere buone le multinazionali interessate all'affare. Secondo indiscrezioni il governo avrebbe intavolato accordi con la Francia dando una contropartita economica alla perdita per il mancato acquisto dei reattori di AREVA (il colosso mondiale francese del nucleare) . Avrebbero spostato gli interessi economici sull’acqua e garantito a VEOLIA una consistente presenza nel processo di privatizzazione (l'azienda francese è uno dei leader mondiali nel settore della gestione urbana degli acquedotti, dei rifiuti e dei trasporti). Un eccesso di sicurezza che associazioni come la nostra, comitati e cittadini che hanno a cuore la questione acqua pubblica sono pronte a punire andando in massa a votare il 12 e 13 giugno. In merito poi al quesito sul legittimo impedimento si vuole evitare che raggiunga il quorum perché potrebbe diventare un plebiscito contro Berlusconi.

Si dirà che sono tutte supposizioni e che il dato certo e che in Italia il nucleare non si farà più, ma purtroppo non è così, la realtà e che si tratta di una pausa di riflessione, il testo dell’emendamento approvato al senato recita "Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare". Lasciano insomma una porta aperta e nulla vieta che quando le acque si saranno calmate e Fukushima sarà solo uno sbiadito ricordo a qualcuno possa venire in mente di rilanciare il programma atomico.

 

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