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CRUNA | NOTIZIE | Carditello, gioiello devastato all'asta nella terra di Gomorra

Carditello, gioiello devastato all'asta nella terra di Gomorra

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CASERTA. La Reggia borbonica di Carditello, a pochi chilometri da Caserta, svetta nella piana aversana, circondata da discariche e attorniata dagli sversatoi abusivi in cui la camorra ha buttato rifiuti d'ogni specie. È in condizioni disastrose, ma il pericolo più imminente per questo capolavoro dell'architettura settecentesca non è che si stacchi ciò che resta degli affreschi di Jacob Philip Hackert oppure che i ladri si portino via, oltre ai camini e alle acquasantiere, già derubati, i fregi e i marmi delle scalinate. Il rischio è che Carditello venga venduta all'asta, al prezzo di 25 milioni (secondo un calcolo, 2,5 euro al metro quadro). E che venga venduta non si sa a chi. Ma non è difficile immaginare chi in questa piana, nel cuore di Gomorra, ha più soldi e tanto desiderio di gettarli in un'impresa pulita. La storia di Carditello è esemplare di come in Italia marcisca un tesoro che altrove avrebbe ben diverso destino. La reggia è di proprietà del Consorzio di Bonifica del Basso Volturno, un ente pubblico gravato da una serie di debiti con il Banco di Napoli, poi assorbito da Banca Intesa (ma il Consorzio accampa anche molti crediti dalla Regione e da alcuni Comuni). Ora la Banca esige il rimborso e il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha avviato da qualche settimana la vendita all'asta. La procedura partirà in autunno, ma le prime sedute, si sente dire, andranno deserte e il prezzo calerà e così Carditello per poche manciate di euro diventerà, se va bene, una sala per matrimoni. La reggia è al centro di un paesaggio a tratti miracolosamente intatto. Dall'altana, che sovrasta il corpo centrale, destinato alla residenza del re, si domina la partizione regolare delle strade che convergono verso l'edificio. Più oltre c'è Casal di Principe, il regno dei casalesi, e quasi a corona incombono le discariche Maruzzella, Casone, Santa Maria la Fossa, Parco Saurino, Ferrandelle, Pozzobianco, e poi i siti di stoccaggio dell'immondizia con milioni di balle ricoperte di teli. Terribile destino per questa zona, i Regi Lagni, dove il viceré Don Pedro di Toledo, lo stesso che disegnò i Quartieri spagnoli di Napoli, iniziò a metà del XVI secolo una monumentale bonifica. I lavori furono proseguiti dai Borbone, che realizzarono un delicatissimo reticolo di canali, con un "lagno" principale lungo 55 chilometri e una serie di piccoli affluenti a spina di pesce. Qui veniva convogliata l'acqua e così una distesa di pantani, piagata da malaria e alluvioni, si convertì in terreni fertilissimi, ospitando coltivazioni pregiate, comprese quelle del lino, e allevamenti. La sistemazione durò fino agli anni Trenta del Novecento. Dall'altana della reggia di Carditello quella trama geometrica di canali, opera della migliore ingegneria idraulica, è ancora visibile, sebbene ridotta ad appendice di un sistema fognario. E  sebbene ospiti un mortale parco di discariche abusive e legali, che soltanto una follia perversa ha immaginato di collocare in questo territorio fatto di acque che emergono e di suoli che s'inabissano. Due anni fa la Regione invitò uno dei più esperti paesaggisti europei, Andreas Kipar, per disegnare un progetto che risanasse i canali e recuperasse i terreni all'agricoltura. La tenuta intorno alla reggia di Carditello, si disse, sarebbe diventata "un orto della biodiversità". Non se ne fece nulla.
Nonostante il territorio sia vandalizzato, Carditello resiste. Costruito nel 1787 da Francesco Collecini, allievo di Luigi Vanvitelli, fu usato dai sovrani come residenza di caccia e per l'allevamento di cavalli pregiati. Hackert affrescò le sale del corpo centrale e vennero decorate la cappella e le scalinate. Nei due padiglioni laterali erano sistemate le stalle, secondo moderni criteri di allevamento. Cavalli e bufale pascolavano nell'intera tenuta e qui si produceva la migliore mozzarella del regno.  
L'edificio centrale è stato restaurato nel 2000, ma senza manutenzione quei lavori resistono a stento. E ogni giorno c'è un pezzo in meno. Nelle stalle venne sistemato, alla fine degli anni Settanta, un museo della civiltà contadina, i cui oggetti ora giacciono abbandonati, mentre tanti altri sono stati derubati o trasferiti altrove. Ora non c'è più niente. Le scale sono divelte. I tetti crollano, se piove entra acqua e le travi penzolano minacciose. Il cancello è chiuso. Per entrare c'è bisogno di un permesso del giudice. Si sono mossi comitati di cittadini, moltissimi i giovani. Sono stati organizzati sit-in. "Questo territorio è devastato: perché non si fa niente per quei tesori che sono ancora in piedi?", si domanda Antonio D'Agostino, animatore del gruppo Comunità che viene. Italia Nostra di Caserta, presieduta da Maria Carmela Caiola, sta promuovendo un appello a Giorgio Napolitano. Finché è stato in carica Antonio Bassolino, la Regione ha mostrato segni di interesse. Ma la giunta di Stefano Caldoro ha annullato i propositi dei predecessori. Eppure, dicono Alfonso De Nardo, commissario del Consorzio proprietario di Carditello, e il direttore generale Antonio De Chiara, "basterebbe che Regione e Comuni pagassero le somme che ci debbono per contributi di bonifica, e noi potremmo riacquisire Carditello e avviarne il restauro. Poi si possono immaginare varie destinazioni, da quella espositiva e museale a quelle didattiche e di ricerche fino alla promozione dei prodotti di qualità, come la mozzarella di bufala, o alla riscoperta delle antiche tecnologie e pratiche colturali". "Carditello è la Venaria del Sud", spiega Alessandro Magni dell'associazione Siti Reali. "Ma mentre sulla reggia piemontese le istituzioni sono intervenute e l'hanno trasformata in un gioiello, sede di mostre e iniziative di livello internazionale, quello casertano è un tesoro lasciato a se stesso, in uno stato di degrado assoluto".
La soluzione è apparsa più volte a portata di mano. Fra il Consorzio di bonifica, che ha intenzione di restare in possesso della reggia, e la società di recupero crediti sono in corso trattative. Ma dal sito di Carditello non si allontanano gli appetiti più minacciosi.
fonte: Repubblica.it

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