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CRUNA | NOTIZIE | L'orologio zittito dal vicino stressato dai rintocchi

L'orologio zittito dal vicino stressato dai rintocchi

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CASAPULLA. A 224 anni «suonati», si faceva ancora sentire. Ha scandito, preciso come un «collega» svizzero, i ritmi di Casapulla; prima quelli lenti della comunità contadina, poi quelli frenetici della città commerciale che si affaccia sull'Appia. Oggi, una sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, destinata a far discutere, rischia di zittire per sempre l'orologio «Buonpane», vestigia di quell'Italia dei municipi, dei campanili e delle chiese che sta scomparendo. Raro esempio di ingegneria meccanica prerisorgimentale, il «Buonpane»  ha un'anima in ferro battuto, forgiata a mano, e un complicato sistema di ingranaggi, pulegge e barili che, da «giovane», gli consentiva di caricarsi. Fino a pochi giorni fa, dal primo piano di un vecchio palazzo in via Giacomo Stroffolini, diffondeva il tocco delle sue campane sui tetti e nei vicoli del centro storico. Ma un giudice della sezione civile del foro sammaritano ha imposto al Comune di staccare la spina al «pace-maker» che lo teneva in vita, accogliendo la richiesta di un cittadino, peraltro non più residente a Casapulla, che si lamentava del fatto che il suono dell'orologio gli desse fastidio. «Siamo stati costretti a rispettare la sentenza», dichiara il sindaco Ferdinando Bosco. «Però - aggiunge -, ho già incaricato il nostro legale di ricorrere in appello. Nel frattempo, abbiamo recuperato la parte meccanica dell'orologio, non funzionante da tempo, per ripulirla, restaurarla, sistemarla in una teca di vetro ed esporla in un'ala della casa comunale». «Spero che Bosco, spesso distratto da altre faccende - polemizza il consigliere di minoranza Andrea Martusciello -, sia di parola e faccia di tutto per ripristinare il regolare funzionamento dell’orologio. In fondo - conclude Martusciello, promotore di una raccolta di firme -, si tratta di tutelare le nostre tradizioni e di proteggere un pezzo del nostro passato». Contro la decisione del giudice si schiera anche Roberto Buonpane, architetto e pronipote di Fabrizio, che nel 1787 costruì quella macchina del tempo. Pasquale, il padre 87enne, è l'ultimo discendente di una famiglia di maestri orologiai, delle cui creazioni è piena la provincia. «La storia dei miei avi e quella di Casapulla - dice - sono legate all'orologio di via Stroffolini. Sarebbe un vero peccato lasciarlo in silenzio». Di generazione in generazione, i Buonpane hanno garantito il suo funzionamento e la carica manuale, facendo risalire, con delle manovelle collegate a pulegge, dei pesi da un pozzo. La ridiscesa dei quei pesi consentiva all'ingranaggio di continuare il suo moto. «Quasi un rito - spiega l'architetto -, che gli antenati di mio padre, mio padre ed io stesso abbiamo eseguito una volta al giorno, tutti i giorni, per oltre duecento anni, fino a quando, sfiancata dai guasti, la parte meccanica è stata sostituita da un meccanismo elettrico».
Claudio Lombardi, Il Mattino, 2 marzo 2011

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