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CRUNA | NOTIZIE | Note contro i veleni: nella “Terra dei fuochi” si è accesa la speranza

Note contro i veleni: nella “Terra dei fuochi” si è accesa la speranza

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luca rossi CASTEL MORRONE. Sui due vidiwall ai lati del palco, in sequenza, le foto segnaletiche di Antonio Iovine e di Francesco Schiavone, intervallate da un’immagine simbolo: le mille facce che disegnano un solo volto, quello di Roberto Saviano. In sottofondo, un loop di note inquietanti a ricordare che, per una volta, la musica non deve scaldare il cuore, ma far vibrare le coscienze. Ieri sera, il popolo della «Terra dei fuochi», quel territorio maledetto tra Napoli e Caserta attraversato da fiumi inquinati e imbottito di rifiuti tossici, si è ritrovato al Palamaggiò di Castel Morrone. Il pretesto? Un concerto. La ragione vera: urlare al mondo «nessun veleno in nessuna terra». Sul palco un susseguirsi di musicisti, cantanti (assenti Peppe Barra e Tony Esposito), di uomini simbolo della lotta civile non violenta, di intellettuali e di attori, come Patrizio Rispo (Raffale Giordano della serie tv «Un posto al sole»), da sempre impegnati, fuori dal set, in campagne di sensibilizzazione e di denuncia. «Non potevo non esserci», ha detto. «Mia moglie – ha ironizzato – è affetta dalla sindrome del ministro dell’ambiente e mi ha fatto capire, a suon di rimproveri, che il rispetto per la mia terra passa anche attraverso piccoli gesti quotidiani, come fare la raccolta differenziata». Una gamma di sonorità diverse hanno sostenuto le quasi tre ore di spettacolo, condotte da Giulia Fossà. Si è passati dal «combat folk», un misto di rock e punk con accenti irlandesi, dei Modena city ramblers alle ansie percussive dei Mamma Tammorra e dei Tamburi del Vesuvio. Toccante, intorno alle 21.30, mentre nel palazzetto dello sport si cominciavano a riempire anche gli spalti, la testimonianza di Alex Zanotelli: «Coloro che vogliono privatizzare l’acqua sono gli stessi che infettano l’aria e la terra. Le loro mani grondano di sangue», ha tuonato il padre comboniano. «Liberiamo – ha poi concluso, tra urla e applausi scoscianti – l’Italia come i tunisini hanno liberato le loro mogli e i loro figli dalla tirannia». I camerini, ricavati nei spogliati degli atleti, si sono cominciati a riempire già nel tardo pomeriggio. Tra i primi ad arrivare, gli Mcr e i Mamma Tammorra. «La musica – ha dichiarato il loro leader, Luca Rossi (in foto), nel backstage – è lo strumento che abbiamo per denunciare le ingiustizie». E la pratica criminale di smaltire i rifiuti speciali bruciandoli è un buon motivo per suonare. Il concerto di ieri, gratuito e aperto al pubblico, per la direzione artistica di Imad Zelala, è stato patrocinato dal premio nobel Dario Fo. Molti, tra uomini di fede, magistrati, intellettuali hanno sostenuto il progetto: i vescovi Pietro Farina, Bruno Schettino e Raffaele Nogaro, i giudici Raffaele Cantone, Raffaello Magi e Donato Ceglie, la giornalista de Il Mattino Rosaria Capacchione sono solo alcuni esempi. La scelta dei singoli è stata sostenuta dalla rete di associazioni e di comitati di Caserta e provincia, di Napoli e provincia, della Campania, oltre che da quelli di rilievo nazionale. Insomma, nella Terra dei fuochi si è accesa una speranza.
Claudio Lombardi, Il Mattino, 26 febbraio 2011

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