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CRUNA | NOTIZIE | «Rifiuti in mare», arrestati la ex vice di Bertolaso e Catenacci, indagati Bassolino, Nocera e Nappi

«Rifiuti in mare», arrestati la ex vice di Bertolaso e Catenacci, indagati Bassolino, Nocera e Nappi

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NAPOLI. Tonnellate di percolato nelle acque del Golfo di Napoli, ma anche lungo i litorali casertano e salernitano. Un fiume di fango e di sostanze tossiche - la pericolosissima "colatura" dei rifiuti solidi urbani - ha per anni avvelenato il mare della Campania. Tutta colpa della gestione e del funzionamento degli impianti di depurazione, che paradossalmente anziché contribuire al filtraggio delle acque reflue ha contribuito a inquinare il nostro mare.
E' questo l'inquietante scenario che emerge dalle mille pagine dell'ordinanza di custodia cautelare emesse dal gip di Napoli su richiesta dei pm della sezione Ecologia della Procura di Napoli, misure che hanno investito 14 persone. Tra loro ci sono il prefetto Corrado Catenacci, l'ex braccio destro di Guido Bertolaso Marta Di Gennaro e l'ex direttore generale del ministero dell'Ambiente, Gianfranco Mascazzini (tutti agli arresti domiciliari). Le accuse sono associazione per delinquere, truffa e disastro ambientale. Un disatro che si sarebbe sostanziato - questo sostiene l'accusa - nello sversamento in mare del percolato non trattato.
Per la stessa vicenda risultano iscritti nel registro degli indagati della Procura diretta da Giovandomenico Lepore anche l'ex governatore Antonio Bassolino, l'ex assessore regionale all'Ambiente Luigi Nocera e l'ex capo della segreteria politica di Bassolino, Gianfranco Nappi.
Le accuse sono di associazione per delinquere, truffa e reati ambientali.

Indagato Bassolino. Ci sono anche l' ex presidente della Regione Antonio Bassolino, l'ex assessore regionale Luigi Nocera e l'ex capo della segreteria politica di Bassolino, Gianfranco Nappi, tra le persone indagate nell'ambito dell'inchiesta. Sono complessivamente 38 le persone indagate dalla procura della Repubblica di Napoli.

In manette Commissario Abruzzo. C'è anche Gianfranco Mascazzini, ex direttore generale del Ministero dell'Ambiente, tra le 14 persone arrestate. A Mascazzini è stato concesso il beneficio degli arresti domiciliari. Mascazzini è commissario in Abruzzo per la gestione di 40 milioni di euro finalizzati a interventi per far fronte al rischio idrogeologico. La nomina dell'ingegnere - di competenza ministeriale - era stata comunicata lunedì scorso dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, nella presentazione dell'accordo di programma quadro tra il Ministero dell'Ambiente e la Regione relativo al rischio idrogeologico.

Tutti gli arrestati. Sono invece finiti in carcere, fra gli altri, Lionello Serva, ex sub-commissario per i rifiuti della Regione Campania, Claudio Di Biasio, tecnico degli impianti del Commissariato, Generoso Schiavone, responsabile della Gestione acque per i depuratori della Regione Campania, Giovanni Melluso, Vincenzo Mettivier (da non confondere con l'omonimo primario di Ematologia al Cardarelli, ndr), Antonio Tammaro, Antonio Recano e Gaetano De Bari. Ai domiciliari: Mario Lupacchini, dirigente del settore Ecologia della Regione, Errico Foglia e Gabrile Di Nardo.

Le accuse. Nel corso delle indagini che hanno portato all'arresto di 14 persone, accusate di associazione per delinquere, truffa e reati ambientali, tra le quali l'ex vice di Guido Bertolaso alla Protezione Civile, Marta Di Gennaro e il prefetto Corrado Catenacci, ex commissario straordinario per i rifiuti in Campania, è stata accertata l'esistenza di un accordo illecito tra pubblici funzionari e gestori di impianti di depurazione campani che ha consentito, per anni, lo sversamento in mare del percolato (rifiuto liquido prodotto dalle discariche di rifiuti solidi urbani), in violazione delle norme a tutela dell'ambiente.

Percolato in mare. Il percolato veniva immesso senza alcun trattamento nei depuratori dai quali finiva direttamente in mare, contribuendo ad inquinare un lunghissimo tratto di costa della Campania, dal Salernitano fino al Casertano.

Sequestri in prefettura e Protezione civile. Sequestri di documentazione sono stati messi in atto in diverse sedi istituzionali, come la prefettura di Napoli, la Regione Campania ma anche la Protezione civile di Roma e in sedi di aziende di rilievo nazionale. L’indagine, durata fino al luglio 2010, ripartiva da quella conclusa nel maggio 2008 e nota con il nome di "Operazione Rompiballe" che aveva portato all’arresto di 25 indagati per traffico illecito di rifiuti. E' stata sviluppata mediante attività tecniche, nonchè riscontri documentali, che hanno permesso di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti di ex uomini politici, professori universitari, dirigenti della pubblica amministrazione e tecnici delle strutture commissariali che si sono avvicendati al Commissariato per l’emergenza rifiuti della Regione Campania dal 2006 al 2008.

Il procuratore Lepore. «Penso che non ci sia la volontà da parte delle forze politiche di risolvere il problema dei rifiuti, altrimenti a quest'ora sarebbe stato risolto». Lo ha detto il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore, nel corso della conferenza stampa indetta in seguito all'operazione che ha portato all'arresto di 14 persone per lo sversamento di percolato in mare. «Sanno tutti che bisogna costruire una nuova discarica - ha aggiunto Lepore - ma non si riesce ad individuarne il sito. Io ripeto da tempo che la discarica deve sorgere o in provincia di Benevento o in provincia di Avellino dove ci sono ancora ampi spazi: ma si continua a perdere tempo. Fino ad oggi non si è visto neppure un operaio mettere mano ai lavori per la costruzione dell'inceneritore di Napoli Est».
fonte: Il Mattino.it

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