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CRUNA | Acqua bene comune | Privatizzazione acqua: no del Consiglio

Privatizzazione acqua: no del Consiglio

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CasertaOn, 19 aprile 2010

La contestazione della presunta incompatibilità del consigliere Filiberto Gianoglio e la scia di polemiche che ne è scaturita hanno posto in secondo piano due argomenti di rilevanza nazionale discussi e approvati dal consiglio comunale di Recale venerdì scorso: la mozione sulla “non rilevanza economica dell’acqua” e l’abolizione del minimo impegnato nelle bollette dei consumi idrici. Così come ha riconosciuto lo stesso sindaco Americo Porfidia, la mozione sull’acqua e il minimo impegnato sono approdati in Consiglio grazie alle compagne di sensibilizzazione condotte dall’associazione “Cruna”. “Con il voto dell’altra sera – esordisce il portavoce degli ambientalisti Vincenzo De Angelis – l’assemblea cittadina di Recale, che spesso non dà prove egregie di sé, si è dimostrata sensibile su temi di interesse generale. Con il voto della mozione sull’acqua, ad esempio, Recale si è opposta al decreto, con il quale il Governo vorrebbe, entro il 2011, privatizzare i nostri rubinetti, sottraendo agli enti pubblici l’acqua potabile per consegnarla ai traffici delle grandi multinazionali. A “Cruna” non è sfuggito il comportamento responsabile del consigliere Angelo Zarrillo, il quale, pur non essendo d’accordo, è rimasto in aula, garantendo il numero legale e consentendo al Consiglio di procedere nei lavori, visto che l’opposizione ha pensato bene di abbandonare la sala”. Sono mesi che “Cruna” è impegnata su questo fronte di lotta, che culminerà nella raccolta delle firme per il referendum abrogativo. Basti ricordare il dibattito del 28 gennaio, nella chiesa di Santa Maria Assunta, che vide come ospite padre Alex Zanotelli, tra i più fervidi animatori del movimento contro la privatizzazione dell’acqua. “Non meno importante – aggiunge De Angelis – è per la nostra comunità l’abolizione del minimo impegnato, un balzello illegittimo che nel prossimo futuro scomparirà”. Anche su questo da tempo “Cruna” si sta facendo sentire. In giurisprudenza è stato più volte ribadito che i Comuni, nella gestione del servizio idrico, possono determinare il canone sulla base della sola acqua effettivamente erogata”. In effetti, quello di erogazione è un normale contratto di somministrazione di natura privatistica, soggetto alla disciplina del Codice civile. Il credito vantato, quindi, non può rientrare nella potestà impositiva, benché sia esigibile con gli strumenti propri delle entrate tributarie (ruolo e cartella esattoriale), ma rappresenta il corrispettivo pattuito in un legame contrattuale paritetico. Ne consegue che la pretesa dei Comuni, basata su un consumo minimo presunto, fisso o forfetario, è illegittima, poiché squilibra il rapporto con l’utente e altera il vincolo di reciprocità sotteso ai contratti con prestazioni corrispettive. “Tra l’altro – conclude De Angelis –, il pagamento di un canone che prescinde dalle quantità erogate favorisce comportamenti poco virtuosi: l'utente, ragionando nella logica “tanto pago lo stesso”, è portato ad avvicinare il proprio consumo d’acqua alla soglia minima”.

CasertaOn

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